Palazzo dei Capitani di Garda

Una delle particolarità del lago di Garda è la presenza di una grande ricchezza storica e culturale che attraversa le epoche grazie alla presenza dei numerosi palazzi e monumenti che costellano tutto il territorio.

Di questo grande tesoro fa parte anche il Palazzo dei Capitani nel comune di Garda. Eretto tra il XVI e il XI secolo durante il dominio veneziano sul territorio, questo edificio prende il nome dal fatto che era sede di una delle dimore del Capitano del lago, magistrato rappresentante di Venezia incaricato di mantenere la sicurezza su tutto il lago di Garda evitando contrabbandi e piraterie.

In stile gotico-veneziano, come è possibile notare dall’aspetto delle finestre, il Palazzo dei capitani di Garda si affacciava direttamente sul lago attraverso un porticciolo dove attraccavano le barche.

Successivamente tutta l’area venne modificata per far sorgere quella che oggi è Piazza Catullo (o Piazza dei Capitani) sovrastata proprio dal Palazzo dei Capitani di Garda.

Oggi la struttura è sede di un ristorante il quale ha il privilegio di essere situato sotto le arcate di un importante edificio di più di 500 anni ricco di storia e di possiede una meravigliosa vista sulle acque del Lago di Garda.

Strada della Forra

Tra silenzio e armonia, in un luogo magico come quello della regione lombarda, nascosto tra il vasto verde che ci offre la natura mozzafiato e, al contempo, ai piedi del famoso lago di Garda nasce la, ormai famosa, strada della Forra – conosciuta anche come “Forra di Tremosine“, oppure “S.P. 38”. Questo percorso è stato costruito, più precisamente, sul territorio di Tremosine alle pendici del lago di Garda (in provincia di Brescia), all’incirca agli inizi del 1900 ma fu aperta soltanto qualche anno dopo, l’8 maggio 1913, sotto decisione del parroco del paese, don Giacomo Zanini. Grazie a questo impeccabile ed indiscusso lavoro ingegneristico, elaborato da Arturo Cozzaglio, gli abitanti circostanti, poterono combattere l’insopportabile isolamento che c’era prima di quei tempi (da centinaia e centinaia ormai) e facilitare così il trasporto di importanti materie prime (quali carbone, olio, grano ecc..) che dovevano passare solo ed unicamente per le due teleferiche costruite a fine XIX secolo.

Una strada immersa nella natura

Fortunatamente, con la presenza degli addetti ai lavori, degli abitanti e delle autorità del luogo, la strada terminò con l’essere esclusivamente di uso locale, per essere poi aperta così all’ingente numero di persone curiose ed entusiaste di visitarla. Questa strada, fatta di curve e gallerie scavate nella roccia, si dirama per circa 5 km e poco più, dove si può godere della vista del paesaggio sottostante tramite dei balconcini affacciati sul favoloso lago di Garda. Chiaramente il “tracciato” parte con il costeggiare dall’alto il bellissimo lago (rimane a 65 metri di altezza sotto la strada), per continuare poi con l’alternanza di curve intrepide e grandi spaccati nella roccia viva che, per via del torrente che vi scorreva, diventarono poi così vere e proprie gallerie. Più nel dettaglio, il percorso inizia da Pieve di Tremosine fino a raggiungere Vesio.

La strada dell

Strada della Forra

a Forra e James Bond

I nostri occhi, oltre a ciò, passeggiando tra vallate, borghi e montagne, potranno vedere non soltanto Tremosine ma anche luoghi come Limone sul Garda (che offre ben 2 km e mezzo di pista ciclabile che costeggia la bella strada), Voiandes, il bellissimo Voltino e tanti altri posti ancora (si possono osservare ben 16 frazioni). Ai tempi che furono, data la sua sprezzante e coinvolgente locazione, fu considerata dal famoso politico e primo ministro inglese Winston Churchill, l’ottava bellezza al mondo. Secondo poi, per nulla da sottovalutare data la successiva riscossa valenza, per quanto riguarda un altro mondo, più nello specifico quello dello spettacolo, in questo caso del cinema hollywoodiano, fece da scenario al famoso agente segreto 007, James Bond, che, a bordo della sua Aston Martin, tra curve ripide e rocce scoscese, diede del filo da torcere ai suoi avversari che, con impertinenza, lo seguivano (dal film “Quantum of Solace”). Ovviamente d’ora in poi questa location non restó un ricordo solo per questo film ma anche per altri altrettanto importanti, per spot pubblicitari, per la moda e molto altro ancora.

Come percorrere la Strada della Forra

Per questo è molto altro, la Strada di Forra è ben consigliata per persone che amano toccare con mano e godere a pieno la magnifica natura che ci circonda, per stare in estrema e dolce tranquillità e per respirare un’aria pulita e generosa. Posto ultra consigliato anche per gli amanti dei motori, ancor di più per il settore delle moto, dato che offre un tracciato ben disposto e accattivante che fa da cornice all’intorno spettacolare ma anche per chi ama andare in bici o farsi una passeggiata. Ed appunto, per chi volesse praticare trekking, è consigliato percorrere insieme a gruppi organizzati il “Sentiero n.201 Porto- Pieve” così da camminare nella natura in più tranquillità e comodità.
Cosa molto importante da sapere, appunto,è che la strada si ristringe di un po’, non dando modo a due automobili di passare insieme.

Visto però tutto ciò, c’è da dire che il paesaggio regala emozioni uniche poiché ci offre allo stesso tempo, senza spostarsi di molto, di stare sia sul limpido e brillante lago, sia sulla comoda e accogliente collina, sia tra le rocce e il vento fresco e pulito della montagna. Per quanto riguarda una delle questioni più importanti, quella del clima, non c’è da preoccuparsi; questo posto meraviglioso risulta prevalentemente mite, che sia d’estate, che di primavera, che di autunno e per fino che sia d’inverno, tanto che è possibile prenotare un giro in barca in qualsiasi periodo dell’anno senza alcun tipo di problema.

La cosa più entusiasmante della Strada della Forra è che è facilmente raggiungibile da qualsiasi parte dell’Italia, o comunque, dal mondo. Qualora si volesse andare in treno bisognerà solamente raggiungere una delle due stazioni più vicine, quali Desenzano (in provincia di Brescia) oppure Rovereto (in provincia di Trento) e da qui prendere la linea di autobus diretta verso Limone sul Garda/Gargnano e proseguire sulla tratta di Tremosine sul Garda. Invece, in auto o comunque in moto o ancora in camper (dove ci sono diversi camping dove poter pernottare) per chi provenisse dal nord, scegliere l’uscita autostradale Rovereto sud/ lago di Garda nord (A22, autostrada del Brennero) e proseguire per Torbole/ Riva del Garda fino ad arrivare a Limone del Garda ed infine continuare a destra per 5 km fino ad arrivare a destinazione; se si proviene dal sud, utilizzare l’uscita Desenzano del Garda o Brescia (A4, autostrada Milano-Venezia) e proseguire per la Gardesana Occidentale (S.S. 45 bis) fino ad arrivare alla S.P. 38 o meglio conosciuta come Strada della Forra. Infine, per quanto riguarda i voli aerei, gli aereoporti piu vicini si trovano Veronaa Villafranca (circa 100 km dalla destinazione), a Bergamo Orio al Serio (125 km dalla destinazione), a Milano Linate (154 km dalla destinazione) e infine a Milano Malpensa (circa 200 km dalla destinazione) dove poi si può optare per linee ferroviarie oppure, anche se recandoci più tempo, per gli autobus.

Cosa vedere nella Forra di Tremosine

Molto importante da ricordare lungo il percorso, è di visitare la Madonnina protettrice del automobilisti che si trova appena superata la prima galleria naturale. Dopo questa forra creata naturalmente dal torrente, si arriva nella Borgata di Vesio dove è sita la Chiesa di San Bartolomeo ed invece, verso Pieve si trova l’antichissima e bellissima chiesa di San Giovanni Battista ed infine il celebre balcone a sbalzo chiamato “terrazza del brivido” che si trova a 650 metri dal bellissimo lago sottostante.
Al termine del “viaggio” durato per qualche km, si può tornare indietro senza problemi sempre tramite lo stesso emozionante percorso, dato che la Strada della Forra, anche se spesso molto stretta come detto precedentemente, è a doppio senso di circolazione.

Insomma, questo paesaggio stupefacente, impeccabile ed adorabile, può essere consigliato e frequentato da bambini, signori, anziani, famiglie ed amici. È l’ideale per chi desidera rilassarsi, respirare aria pura e pulita, per chi desidera far riposare la propria mente facendosi cullare dai dolci e delicati suoni che produce la natura e ancora, per chi volesse godere di paesaggi mozzafiato, che potrebbero sembrare apparentemente disegnati per quanto perfetti. La Strada della Forra, anche detta “Forra di Tremosine“, è la più consigliata ed indicata per tutti.

Dogana Veneta

Dogana Veneta a Lazise

Nella piazza principale di Lazise a ridosso dell’antico porto, si può ammirare uno splendido edificio di epoca veneziana, la Dogana Veneta.

I primi documenti storici che parlano di questa struttura risalgono al 1300 quando lo storico Giovanni Villani nell’opera “Nuova Cronica” riferendosi a Cangrande della Scala di una «Casa vicino alla rocca di Lazise, nella quale si colloca il naviglio del signore Della Scala».

Si attribuisce proprio a Cangrande, condottiero italiano dell’epoca, la costruzione della dogana che era il punto di confine tra Lombardia e Repubblica di Venezia.

La dogana veneta sotto la Repubblica di Venezia

Il suo impiego originale era quello di contenere una flotta armata della Serenissima Repubblica di Venezia per proteggere gli attacchi provenienti dal lago.

Successivamente la Dogana Veneta per la produzione del salnitro, un componente della polvere da sparo per poi diventare arsenale o “Ressenal”.  Solamente nel 1600 la struttura iniziò ad essere impiegata come dogana per il transito delle merci nella quale i mercanti dovevano pagare una somma di denaro per poter proseguire con il trasporto. Le barche provenienti dal lago infatti, dovevano fermarsi qui prima di poter accedere al porto di Lazise. Era così diventato un importante centro commerciale della zona del lago di Garda che regolava il trasporto delle merci tra Lombardia, Veneto e Trentino.

Con il declino della Repubblica di Venezia però, la Dogana Veneta di Lazise perse anche quest’ultima funzione diventando poi magazzino e altre funzioni.

Durante la seconda Guerra Mondiale venne trasformata in casa del fascio per ospitare gli uffici dei funzionari della zona.

La dogana veneta oggi

Come molti altri edifici della zona, anche la Dogana Veneta è stata sottoposta ad un recente restauro. Nel 2003 infatti, sotto la guida dell’ingegnere Edoardo Ottoboni e dall’architetto Giorgio Ugolini, la struttura ha ottenuto nuova vita venendo riconosciuta come una delle location più esclusive di tutta la zona del Garda.

Uno spazio di 800 mq capace di ospitare fino a 400 persone dedicato a congressi, eventi culturali, manifestazioni e matrimoni che rendono questo posto ancora pieno di vita dopo 700 anni di storia.

Castel Penede

Castel Penede a Nago-Torbole

Situato nel comune di Nago-Torbole, il Castel Penede è un’antica costruzione situata su un costone roccioso posizionato nella parte nord del Lago di Garda.

Ai tempi di grande splendore la struttura si stima fosse lunga 103 metri e larga 43 con attorno un’importante muro di protezione.

Storia del Castel Penede

La costruzione viene nominata per la prima volta in alcuni documenti ufficiali risalenti al 1210 anche se dopo alcuni ritrovamenti e data la sua posizione estremamente strategica su tutta la valle e la parte nord del lago si presume che il castello risalga addirittura all’epoca dei romani.

Sempre secondo i documenti il castello sembrerebbe appartenuto ai d’Arco, una nobile famiglia trentina che in quel periodo aveva molti possedimenti nella zona.

Negli anni successivi il castello era al centro di molti conflitti che fecero cambiare molte volte il possessore del castello come i Castelbarco e i Vescovi di Trento per poi tornare sotto i d’Arco nel 1340 e vi rimase fino al 1438. Come gran parte dei territori circostanti infatti, anche il Castel Penede entrò a far parte della Repubblica di Venezia quando Erasmo da Narni, grande condottiero e capitano di ventura dell’epoca, conquistò il castello.

Un’impresa degna di nota che risale proprio a questo periodo è quella denominata “Galeas per montes”. I veneziani avevano il problema di respingere i longobardi e per farlo spostarono la flotta veneziana dal Mar Adriatico alle acque del Lago di Garda risalendo prima il fiume Adige e poi via terra. In questa manovra strategica, il castello aveva l’importante compito di sorvegliare il transito dell’eccezionale carico fino al lago.

Il destino del castello viene di nuovo legato ai conti d’Arco quando nel 1509 l’esercito dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo lo riconquistò riconsegnandolo ai legittimi proprietari.

Da qui iniziò il lento degrado del Castel Penede che lo porterà pian piano all’attuale stato. Il primo duro colpo avvenne nel 1703 quando, durante le vicende della guerra di successione spagnola, le truppe francesi capitanate dal generale Vendôme intente a contrastare gli Asburgo bombardarono il castello che lo portarono in uno stato di rovina e abbandono.

Il suo ultimo impiego non può che risalire alla Seconda Guerra Mondiale quando gli austriaci vi costruirono delle tricee ed un appostamento per l’artiglieria.

Il Castel Penede e Dante Alighieri

Un curioso aneddoto riguardante il Castel Penede di Torbole è quello che lo legherebbe al famoso poeta toscano Dante Alighieri. Secondo una leggenda infatti, nel periodo in cui il poeta era in esilio da Firenze venne ospitato dalla famiglia dei Castelbarco proprio nella fortificazione la quale fù da ispirazione per la scrittura dei versi del Canto XX dell’Inferno della Divina commedia:

“Suso in Italia bella giace un laco
a piè dell’Alpe che serra Lamagna
sovra Tiralli, ch’ha nome Benaco.
Per mille fonti credo e più si bagna
tra Garda e Valcamonica, pennino
dell’acqua che nel detto laco stagna”.

Il Castel Penede oggi

Dopo tanta storia e qualche leggenda, del Castel Penede di Nago Torbole ne rimane solo qualche resto. L’antica rocca ormai in rovina ha perso tutte le funzioni belliche per lasciare spazio al turismo. La zona è infatti nuovamente raggiungibile dopo che negli anni 90 è stato effettuato un piccolo restauro del Castel Penede per metterlo in sicurezza grazie ad importanti investimenti sostenuti dalla Provincia Autonoma di Trento.

Per gli amanti della camminata, il castello è raggiungibile a piedi in circa 30 minuti partendo da Nago. Una volta arrivati in cima ci si trova davanti ad un’incredibile panorama sulla Valle di Santa Lucia e sui paesi di Torbole e Riva affacciati sulle acque del Lago facendo diventare la zona uno dei punti panoramici più belli ed emozionanti del Lago di Garda.

Chiesetta di San Rocco

Tra i tanti luoghi e monumenti da visitare sul lago di Garda spesso si tralasciano i piccoli gioielli che seppur non conosciuti al grande pubblico hanno un’enorme importanza storico culturale.

Uno di questi si trova a Limone sul Garda, nascosto tra i vicoli del paese ma comunque facilmente raggiungibile a piedi e si tratta della chiesetta di San Rocco.

Questa piccolo luogo religioso è situato nel centro storico di Limone sul Garda in cima ad una scalinata a ridosso delle case che, durante il periodo estivo, è sempre ricoperta di fiori che rendono molto suggestivo questo posto.

Storia della Chiesetta di San Rocco

La chiesa venne costruita presumibilmente nella prima metà del XVI secolo dagli abitanti di Limone come ringraziamento per essere scampati alla peste che colpì il paese e tutta la zona circostante del Garda proprio in quegli anni e venne intitolata a San Rocco perché secondo le storie, passò proprio per Limone nel periodo dell’epidemia.

Nel periodo successivo vennero effettuate alcune migliorie alla Chiesa di San Rocco di Limone come l’aggiunta del campanile nel 1769. Ulteriori restauri avvennero nel 1798 quando venne profanata da bersaglieri e truppe cispadane.

Come molti edifici della zona, durante la Prima Guerra Mondiale anche questo luogo sacro subì dei danni ma non di grande portata e che per fortuna si riuscì a riparare.

Struttura della chiesa di San Rocco

Di per sé la chiesa non è conosciuta per le sue grandi decorazioni e nemmeno per le sue dimensioni. Infatti è composta da una sola navata di pochi metri di lunghezza. Gli affreschi al suo interno sono un qualcosa di unico soprattutto dopo un loro recente restauro avvenuto nel 2004.

In controfacciata, al di spora della porta d’ingresso, è riportata la scritta “ADI DE ZUNGO MDXXXVIII” e si riferisce probabilmente alla data nella quale vennero terminate le decorazioni interne della chiesa attribuite a Martino da Gavardo.

Nel restauro della struttura avvenuto nel 1957 invece, oltre alle ordinarie operazioni di riparazione, sono affiorate alcune meraviglie che sono rimaste nascoste per secoli come i resti di alcuni affreschi originali del ‘500 rinvenuti sulla facciata della chiesa di San Rocco rendendo questo luogo ancora più speciale soprattutto per il paese di Limone e per gli abitanti che ci vivono i quali sono sempre pronti a festeggiare il santo che ha dato il nome alla chiesa che si celebra il 16 agosto oltre alle normali funzioni liturgiche che vengono svolte all’interno della chiesa.

Castello di Bardolino

castello di bardolino

Nonostante le informazioni sulla storia di questa costruzione siano molto scarse, la costruzione del castello di Bardolino si ritiene sia avvenuta verso la fine del IX secolo, quando re Berengario, re d’Italia ed imperatore dei romani, diede il permesso ai paesi che si affacciavano sul Lago di Garda, Bardolino compreso, di costruire mura e fortezze per proteggersi contro le continue invasioni degli Ungari che in quegli anni compivano incursioni nei villaggi senza fortificazioni con lo scopo di saccheggiarli dei loro beni.

Nel corso degli anni, per via delle varie esigenze di protezione, il castello venne più volte modificato rendendolo sempre più fortificato. Queste modifiche culminarono con l’arrivo della famiglia degli Scaligeri i quali costruirono nel 1300 una torretta di avvistamento ancora oggi visibile e resero il castello di Bardolino un’unica fortificazione di forma quadrata, come è riportato in alcune cartine topografiche del Lago di Garda datate 1439 conservate ancora oggi nell’archivio di Stato di Venezia. La nuova modifica comprendeva la fortificazione delle mura aggiungendo spalti, merlature e agli angoli della fortificazione vennero costruite quattro torri di protezione il tutto circondato da un ampio fossato. Il centro del paese era quindi raggiungibile solamente da due entrate: Porta San Giovanni a nord e Porta Verona a sud.

Di queste fortificazioni non rimane praticamente nulla. Con l’ampliarsi del paese le mura del castello di Bardolino vennero abbattute ed il fossato ricoperto. Oggi della costruzione originale è rimasto solo l’andamento delle strade, la torre sul lungolago (riconoscibile per la sua pendenza), l’antica torre Scaligera situata all’interno del paese e le due entrate ormai inglobate nel centro storico del paese.

Torre Apponale

Torre Apponale di Riva del Garda

Con i suoi 34 metri di altezza, la Torre Apponale è da secoli a guardia del porto e del paese di Riva del Garda.

I primi documenti ritrovati che testimoniano la presenza della torre nella piazza del paese risalgono al XIII secolo. Si presume quindi che sia stata costruita proprio in quegli anni, quando la famiglia dei Bonvicini, una nobile famiglia locale, la fece erigere per controllare il più importante porto della città, quello di ponente e da qui la torre prese il nome Apponale.

Secondo quanto riportato su alcuni documenti, la torre venne eretta senza il consenso del Vescovo Federico Vanga che intimò loro di distruggerla. Vennero poi graziati e la torre divenne loro beneficio feudale.

La struttura della Torre Apponale

Collocata sulla via principale di comunicazione fra Ponale e Brione sul lato est di piazza III novembre, un tempo centro di commerci e fiere, venne costruita con pietre di diverse dimensioni con la porta situata a 8 metri di altezza per garantire un’ulteriore difesa in caso di attacchi nemici, e un tetto a cipolla come molti campanili della zona del Lago di Garda.

All’interno della Torre Apponale di Riva del Garda è conserva la campana di bronzo del comune chiamata “la Renga” datata 1532, campana che sostituisce quella ben più antica ormai persa nel tempo. La campana ha perso il suo originale utilizzo e viene suonata solo in ricorrenze e feste particolari.
Poco più sotto, sulla facciata della torre, è posizionato un orologio funzionante recentemente restaurato.

Sulla sommità della torre è presente un segnavento raffigurante un angelo che suona una tromba, l’Anzolim de la Tor, che divenne il simbolo del paese.

I restauri

Nel corso degli anni la Torre Apponale subì numerosi interventi di modifica e restauro. Il primo fra tutti è quello del 1555 quando venne sopraelevata raggiungendo gli attuali 34 metri di altezza. Nei primi anni del 900 poi venne sostituito il tetto a cipolla dell’edificio con quello attuale a quattro lati.

Un restauro completo avvenne poi nel 2002 dove vennero sistemati i 165 scalini che portano sulla sommità della struttura dalla quale è possibile avere una splendida vista sul porto e sulla piazza di Riva del Garda perdendo poi lo sguardo nelle acque del lago.

Gli usi della Torre Apponale

Come già citato sopra, la fortificazione medievale serviva come protezione al porto e alla piazza di Riva del Garda dai numerosi attacchi pirateschi di quegli anni.

Con il passare del tempo però perse questa funzione e divenne un carcere dal quale era difficile scappare grazie alle sue spesse mura e alla porta collocata a 8 metri di altezza.

Inevitabile fu il suo impiego durante le Guerre Mondiali, dove la torre venne impiegata come osservatorio per avvistare i possibili nemici provenienti da nord.

Oggi invece, la Torre Apponale non ha più alcun utilizzo se non quello di affascinare i numerosi turisti che ogni anno nei mesi estivi possono visitarla, pagando un biglietto di soli 2 €, ed ammirare il panorama dall’alto dal quale si possono scorgere altri importanti luoghi di Riva del Garda come la Rocca, la Chiesa di Santa Maria Assunta e la Centrale Elettrica del Ponale.

Chiesa di San Severo

Chiesa di San Severo Bardolino

La chiesa di San Severo, situata nella parte settentrionale di Bardolino, viene ricordata per la prima volta nell’893 e fino all’inizio del Quattrocento fu la parrocchiale di Bardolino. Nell’Ottocento cadde in disuso e venne utilizzata per usi profani e sempre in questo periodo inoltre subì numerose alterazioni di forma e struttura.

Nonostante i radicali restauri e rifacimenti, in particolare nell’area absidale, ricostruita tra il 1927 e il 1953 grazie alla Regia Soprintendenza, la chiesa di San Severo di Bardolino rimane uno degli edifici medievali situati nella zona del lago di Garda di maggior interesse storico e culturale, sia per la sequenza costruttiva sia per l’importantissimo ciclo di affreschi del XII secolo. L’edificio romanico, si fa notare per la presenza al suo fianco di uno slanciato campanile con lesene angolari, e la sua importanza è data anche dal fatto che la chiesa ingloba una struttura precedentemente costruita risalente alla fase altomedievale (IX secolo), riconoscibili esternamente sul fianco sud ed all’interno della chiesa nell’area absidale.

La facciata a doppio spiovente, rimaneggiata nel Settecento, età a cui risale l’affresco della “Crocifissione” dipinta sotto il protiro, reca un’evidente traccia della sua costruzione in due fasi. Dapprima venne eretto il blocco costituito dalla navata centrale e meridionale (databili tra il X e il XI secolo), successivamente venne addossata la navatella nord.

L’interno della chiesa di San Severo

L’interno è ripartito da due file di tozzi pilastri in pietra alternata a filari di cotto, sormontati da elementari capitelli, e coperto da un soffitto ligneo a capriate. Sul piano architettonico l’elemento di maggior interesse è indubbiamente la cripta realizzata al momento della ricostruzione della chiesa del XI secolo, utilizzando come sostegni della volta anulare i pilastrini probabilmente appartenenti al pre-esistente edificio longobardo sul quale è stata costruita l’attuale chiesa.

In corrispondenza dell’attacco sud est dell’arco trionfale e nell’absidiola sud sono visibili i resti di un velario dipinto a cui si addossa la muratura della cripta.

Gli affreschi

Il ciclo di affreschi della navata centrale datati all’inizio del XII secolo si rifanno a modelli della scuola di Salisburgo e della Reichenaue e stilisticamente riconducibili a maestranze veronesi in quanto gli stessi tipi di affreschi, oltre che nella chiesa di San Severo di Bardolino, sono stati rinvenuti in altri edifici nella zona di Verona. Sulla parete sud sono raffigurate alcune storie tratte dalla Bibbia riguardanti gli apostoli, la natività con la Vergine Maria e l’Apocalisse di S. Giovanni.
In quella nord sono raffigurate invece le storie del ritrovamento della vera Croce di Cristo da parte di S.Elena, secondo un progetto unitario.
Nella parte destra della navata centrale infine, viene raffigurato Giuda mentre esce dal pozzo dove aveva patito il tormento della fame.

Chiesa di San Pietro in Mavino

Chiesa di San Pietro in Mavino di Sirmione

Situata sulla penisola di Sirmione dove si trovano anche il castello e le Grotte di Catullo, la chiesa di San Pietro in Mavino è un edificio religioso risalente al VIII secolo come testimoniano alcuni documenti rinvenuti in un manoscritto del 756.

Eretto su un’altura dalla quale è possibile avere una splendida vista lago, si ritiene che l’edificio religioso in questione venne costruito dai pescatori locali ed il nome derivi dal latino “ad summa vineas ” che tradotto significa letteralmente “all’altezza delle viti” e poco distante dalla chiesa infatti sono presenti delle piantagioni di viti e olivi.

Nel corso dei secoli la struttura ha subito numerose trasformazioni e modifiche come testimoniano i numerosi ritrovamenti all’interno della chiesa fino a farla diventare la struttura che si può vedere ancora oggi.

La struttura

La chiesa di San Pietro in Mavino di Sirmione nel complesso presenta uno stile architettonico abbastanza semplice, con muri costruiti con materiali facilmente reperibili nella zona come mattoni, conci squadrati e ciottoli di lago. A differenza di molte altre chiese della zona del Lago di Garda non presenta grandi abbellimenti come colonne marmoree e sculture artistiche, ma sulle pareti si possono invece ammirare degli splendidi affreschi datati tra il XII ed il XVI secolo dedicati a vari santi.

Costruita con una pianta rettangolare, la chiesa è composta da una singola navata con tre absidi posizionati dietro l’altare, uno grande posto centralmente e due più piccoli ai lati.

La chiesa venne eretta in epoca longobarda attorno al VIII secolo, ma secondo recenti studi si presume che già prima fosse presente un’altra struttura datata tra il V ed il VI secolo con un intenso uso funerario della chiesa. Questa tesi è sostenuta da alcuni ritrovamenti sia nelle mura con la presenza di elementi in pietra scolpita, che nella zona circostante dove sono state rinvenute oltre 200 tombe temporalmente collocate tra il VI secolo fino al rinascimento.

Esternamente, solamente il lato nord della chiesa non è visitabile in quanto è stato ampliato da complessi residenziali recenti e quindi facente parte di una proprietà privata.
Il tetto è a forma triangolare costruito con travi in legno completamente a vista all’interno della chiesa.
Sul sagrato posto all’esterno della chiesa si trova una campana chiamata “la Julia”. Questa campana è stata posizionata nel 1955 e, come suggerisce la scritta posizionata sui pilastri in cemento che la sorreggono, è dedicata “A tutti gli italiani caduti per la patria”. Sulla facciata della chiesa è presente una lapide sulla quale sono elencate tutte le ricorrenze in cui la Julia suona per ricordarne i caduti.

I restauri e le modifiche alla struttura

Dopo la sua costruzione, la chiesa di San Pietro in Mavino ha subito numerose modifiche nel corso dei secoli:

  • nel 1070 venne eretto il campanile situato a sud della chiesa;
  • tra il 1320 ed il 1321, come testimonia una lapide posta sulla facciata sulla quale è indicata la data A.D. MCCCXX, la chiesa subì il primo grande intervento nel quale venne restaurata, abbellita con affreschi ed il tetto rialzato;
  • nel XIV secolo venne modificato il campanile con la realizzazione di una nuova cella campanaria e venne aperto il rosone sulla facciata principale;
  • nel 1630 venne costruita la cappella laterale della chiesa dedicata a San Nicola da Tolentino;
  • tra il XVII e XVIII secolo furono aperte le due finestre sulla facciata principale e la porta sulla facciata sud della chiesa.

Dopo tutte questi interventi, la chiesa è arrivata ad avere la struttura che ancora oggi vediamo.

Gli affreschi

Al suo interno la chiesa racchiude un importante patrimonio pittorico risalente al 1321.

Su tutti i muri interni della struttura infatti si possono ammirare degli splendidi affreschi raffiguranti i santi con un senso di lettura che parte dalla controfacciata per proseguire sulla parete di destra e poi in sequenza su tutti gli altri muri della chiesa.

Alle spalle dell’altare, nelle tre absidi sono racchiusi splendidi affreschi ognuno raffigurante un momento religioso differente.
Nell’abside nord viene raffigurata la Madonna in trono con bambino ed alle spalle una serie di santi tra cui San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.
Gli affreschi dell’abside centrale sono invece divisi in due affreschi dove in quello più alto è raffigurato il Cristo Pantocratore circondato dalle anime dei dannati e dei beati, mentre nel livello inferiore sono invece raffigurati gli apostoli.
Anche l’abside sud è diviso in due livelli dove in quello superiore viene raffigurato il Cristo crocifisso con ai piedi la Madonna ed attorno alcuni Santi, e nel livello inferiore è raffigurato nel centro San Michele, affiancato dalla Maddalena e da Sant’Iacopo di Compostela.

Nella cappella laterale di sinistra invece è possibile ammirare un affresco raffigurante San Michele che trafigge il drago, un santo con la palma del martirio in mano e un uomo raffigurante San Rocco.

Duomo di Salò

Duomo di Salò

Il Duomo di Santa Maria Annunziata, situato nel cuore di Salò, è uno dei più importanti e suggestivi edifici religiosi del Lago di Garda. Costruito a partire dal XV secolo, il duomo rappresenta un esempio straordinario di architettura gotico-rinascimentale.

Venne costruito sui resti dell’antica pieve della città che aveva però una forma e un posizionamento diverso rispetto a quella che vediamo oggi come dimostrano i più recenti studi effettuati dopo un importante restauro.

La costruzione fu iniziata da Filippo delle Vacche, su commissione della comunità locale e la posa della prima pietra che diede il via alla costruzione della chiesa di Santa Maria Annunziata avvenne il 7 ottobre 1453 come ricorda una lapide murata all’ingresso di sinistra del Duomo e ancora oggi visibile. La fine dei lavori si concluse nel secolo successivo, con il contributo di diversi artisti e architetti di rilievo.

Dell’antica decorazione murale, iniziata alla fine del XV secolo, non è giunta fino a noi: i numerosi restauri e rifacimenti effettuati nel XIX secolo e soprattutto dopo il terremoto del 1901 hanno profondamente trasformato l’aspetto della chiesa. Questi interventi, insieme alla dispersione e integrazione di opere, hanno alterato significativamente anche l’arredo pittorico originale.

Della costruzione originaria, restano visibili dall’esterno le strutture del campanile e le finestre con cornici in cotto sul lato destro della navata. Nello stesso periodo, attorno al duomo si svilupparono numerosi cantieri per la costruzione di palazzi con portici voltati, in linea con il tessuto gotico dei vicoli circostanti.

La cattedrale, dedicata alla Santa Maria Annunziata, è un simbolo di devozione e arte che racconta secoli di storia e cultura.

Struttura Architettonica

L’architettura del Duomo di Santa Maria Annunziata è un meraviglioso esempio di fusione tra stile gotico e rinascimentale. L’esterno è caratterizzato da una facciata incompiuta in cotto non rivestito, che conferisce al duomo un aspetto austero e imponente.

La facciata è arricchita dal portale del Duomo, un’opera in marmo in stile rinascimentale realizzata da Gasparo Cairano e Antonio Mangiacavalli tra il 1506 e il 1508, è situato sulla facciata principale della chiesa. Questa opera è documentata con precisione grazie a numerosi registri che ne descrivono la creazione. Nel marzo del 1506, il Consiglio Generale di Salò commissionò il portale e nel giro di pochi mesi iniziarono i pagamenti ai due artisti. Cairano e Mangiacavalli collaborarono strettamente, anche se nel 1507 solo Mangiacavalli è documentato, probabilmente perché riscuoteva i compensi per entrambi. Nel 1508, i lavori furono conclusi, ma Cairano continuò a lavorare su alcune aggiunte fino all’inizio del 1509. Il portale, caratterizzato da notevoli elementi architettonici e scultorei, presenta colonne binate, una lunetta con statue di San Giovanni Battista e San Paolo, e un frontone triangolare con il rilievo del Padre Eterno.

Le due porte laterali presenti sulla facciata principale invece sono rimaste in stile gotico.

All’interno, il duomo si sviluppa su una pianta a croce latina con tre navate, sostenute da pilastri gotici di pietra grigia che si innalzano verso il soffitto a volte. L’altare maggiore, in stile barocco, domina l’abside e cattura immediatamente l’attenzione con la sua ricchezza decorativa. le numerose cappelle laterali ospitano altari minori, ciascuno decorato con opere d’arte di grande valore. Il coro ligneo, finemente intagliato, e l’organo a canne, uno dei più antichi e pregiati della regione, completano l’atmosfera sacra e artistica del luogo.

Opere d’Arte

Il Duomo di Santa Maria Annunziata di Salò non è solo un luogo di culto, ma un vero e proprio scrigno d’arte che racconta la storia e la devozione di una comunità. Visitarlo significa immergersi in un viaggio attraverso secoli di arte e spiritualità, in uno dei contesti più affascinanti del Lago di Garda.

Dal 1807, con la legge approvata dal Regno d’Italia, avvennero importanti acquisizioni di dipinti provenienti da altre chiese salodiane.
È anche per questo motivo che il Duomo di Santa Maria Annunziata custodisce una ricca collezione di opere d’arte che rendono la visita un’esperienza indimenticabile per gli amanti della storia e della cultura.
Tra le più notevoli, i dipinti del Romanino, come “Il Martirio di San Pietro“, che impressiona per la vivacità dei colori e la drammaticità della scena.
Il Moretto da Brescia ha lasciato il suo segno con “La Presentazione di Gesù al Tempio“, un’opera che esprime profondità emotiva e tecnica pittorica superiore.
Zenone Veronese ha contribuito con la sua “Annunciazione“, una tela che cattura la solennità del momento biblico con una delicatezza cromatica unica.
Paolo Veneziano, invece, è rappresentato da un prezioso trittico raffigurante episodi della vita di Cristo, che spicca per la sua eleganza e precisione dei dettagli.

Quello che più di tutti si distingue è lo stupendo Crocefisso di Giovanni Teutonico. Scolpito nel legno, il Crocefisso venne commissionato dal Comune di Salò il 6 luglio 1449 e venne collocato sopra l’arco trionfale. Nel 1979 venne sottoposto ad un importante restauro per riportarlo alle sue originali condizioni.

Alle spalle dell’altare è posizionata l’Ancona di Salò, un’opera lignea composta da due parti: la struttura a due piani a dieci nicchie e le statue custodite al suo interno.  La prima venne costruita nel 1476 da Bartolomeo da Isola Dovarese, dopo di che i lavori vennero interrotti. Solo 23 anni dopo il comune decide di riprendere i lavori di costruzione per completare l’ancona commissionando la realizzazione delle statue allo scultore Pietro Bussolo che le ultimò nel 1504. Nella nicchia posizionata al centro della fila inferiore è collocata la statua che raffigura la Madonna in Trono, mentre nella nicchia immediatamente sopra si trova la statua del Cristo Risorto. Le altre nicchie invece sono riempite con le sculture raffiguranti i santi a cui sono dedicate le chiese dipendenti dall’antica pieve di Salò.

Orari di Visita

Il Duomo di Santa Maria Annunziata è aperto tutti i giorni, offrendo ai visitatori l’opportunità di esplorare questo magnifico luogo di culto e arte. Gli orari di apertura sono dalle 8.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00. L’ingresso è libero e il duomo è accessibile anche ai disabili, garantendo a tutti la possibilità di ammirare le sue straordinarie opere d’arte e la sua affascinante architettura.