Palazzo del Podestà di Salò

Il Palazzo del Podestà o del Capitano Rettore è uno degli edifici più emblematici di Salò, situato nel cuore della città lungo il bellissimo lungolago Zanardelli. Questa storica struttura, che si affaccia direttamente sul Lago di Garda, è una testimonianza preziosa della ricca storia politica e culturale della città. Il Palazzo del Podestà rappresenta una tappa imperdibile per chiunque visiti Salò, offrendo uno sguardo affascinante sul passato e sulle tradizioni della zona.

Cenni storici del Palazzo del Podestà

Il Palazzo del Podestà di Salò ha origini antiche che risalgono al XIV secolo ed ha rivestito un ruolo fondamentale nella storia locale. Costruito inizialmente come residenza del podestà, il magistrato responsabile dell’amministrazione della città durante l’epoca veneziana il quale vi abitava e la cui dimora era collegata alla sala superiore in cui avvenivano gli incontri.

Durante il periodo della Repubblica di Venezia, Salò ed il palazzo erano il centro amministrativo della Magnifica Patria, una federazione di 52 comuni appartenenti alla riviera bresciana che godeva di una certa indipendenza sotto la protezione veneziana. Ed è proprio per questo motivo che il palazzo è anche conosciuto come Loggia della Magnifica Patria.

Salò mantenne questo status per molti secoli fino al 1796 quando le truppe francesi di Napoleone assediarono la città facendola capitolare e togliendole l’indipendenza da Brescia.

Nel corso del tempo il Palazzo dei Capitani di Salò ha subito due maggiori e rilevanti rimaneggiamenti strutturali. Questo avvenne soprattutto durante il XV e XVI secolo, per adattarsi alle esigenze amministrative e di rappresentanza della città. Il progetto fu assegnato all’architetto Jacopo Sansovino che prevedeva di sviluppare un palazzo al lato della Loggia. L’edificio resistette per circa quattro secoli senza subire radicali trasformazioni fino al 1901 quando un terremoto devastò Salò e l’edificio fu distrutto quasi completamente, salvo essere ricostruito mantenendo la conformazione originale.La sua importanza è stata tale che ha ospitato non solo i podestà, ma anche altre figure di rilievo della Repubblica di Venezia.

In tempi più recenti, durante la seconda guerra mondiale Salò fu sede ufficiale della Repubblica Sociale Italiana (passata alla storia proprio col nome ”Repubblica di Salò”). Molti sono gli edifici e i monumenti lascito delle testimonianze storiche ma tra tutti spicca il Palazzo della Magnifica Patria il quale ai tempi era il contatto con l’agenzia di stampa situata sulla strada superiore, dove si trovava anche l’ufficio per la traduzione dei comunicati internazionali.

Struttura ed elementi architettonici

Il Palazzo del Podestà si distingue per la sua elegante facciata in stile veneziano. L’edificio è disposto su due piani principali, con ampie finestre ad arco che donano luminosità agli interni. La facciata principale, rivolta verso il lago, è ornata da un porticato con colonne, uno degli elementi architettonici più suggestivi del palazzo. Il loggiato è aperto e accessibile fino a via Butturini, diviso da due file di colonne che sorreggono un soffitto a travi lignee. Il soffitto del loggiato è decorato con gli stemmi dei Comuni della Magnifica Patria, e sotto di esso sono conservate lapidi che celebrano la visita di storici personaggi come Re Vittorio Emanuele II, Giuseppe Mazzini, Camillo Benso Conte di Cavour e Giuseppe Garibaldi, risalenti al periodo dell’unità d’Italia.

Un arco marrone, visibile sotto i portici, segna il confine tra la parte nuova della costruzione, datata 1901 e realizzata nello stile dell’epoca, e la parte più antica. Entrando nel palazzo, si notano delle colonne romane che delimitavano le strade dell’epoca. Salendo lo scalone principale, si può ammirare un dipinto allegorico e simbolico del XVIII secolo del pittore salodiano Andrea Bertanza, raffigurante una donna, personificazione della Magnifica Patria, inginocchiata davanti al Provveditore, offrendo una cornucopia piena dei frutti delle località lacustri.

La Sala del Consiglio è arredata con grandi armadi che custodiscono documenti e carte originali d’archivio, testimonianze della storia dei Comuni della Magnifica Patria. Il soffitto a cassettoni è decorato con dipinti di dame e personaggi illustri come Petrarca, Archimede, Cicerone e Platone. Al centro, una pala di Andrea Bertanza rappresenta, in un misto di sacro e profano, il Comune di Salò, con un Cristo trionfante che regge la croce e San Carlo Borromeo inginocchiato ai suoi piedi. Sotto, Nettuno emerge dal lago con cavalli, pesci e limoni, simboli della Magnifica Patria.

La Sala dei Provveditori, affrescata con gli stemmi delle casate dei vari Provveditori succedutisi nel corso dei secoli, offre un ulteriore sguardo sulla storia del luogo. Nella parte retrostante della Loggia, si trova un orologio particolare, ancora funzionante, azionato da un meccanismo di leve e pesi.

Il Palazzo del Podestà oggi

Attualmente il palazzo e la loggia della Magnifica Patria sono stati riqualificati ed ospitano il Municipio di Salò ma non solo. Parte della struttura infatti è adibita a museo in quanto vi sono conservati numerosi reperti archeologici di origine romana, sebbene dal 2005 sia stato deciso di trasferire tutto presso Palazzo Coen.

La struttura è inoltre spesso teatro di eventi data la sua privilegiata posizione sul lago di Garda e la vastità degli spazi utilizzabili per le esposizioni il che le rende l’occasione perfetta per visitare gli interni di questo edificio ammirando la struttura ed i bellissimi affreschi presenti sul soffitto.

Castello Scaligero di Malcesine

Malcesine è un incantevole paesino italiano situato nella provincia di Verona (città dalla quale dista circa 60 km), nella regione Veneto, affacciato sulle acque del lago di Garda.
La particolarità di questo piccolo borgo medioevale è indubbiamente la sua posizione strategica tra il Monte Baldo, gli infiniti campi di olivi e le acque azzurre del lago. Osservano la sponda ovest è impossibile non notare l’imponente struttura scaligera ossia il Castello di Malcesine, nonché il suo simbolo insieme al Palazzo dei Capitani. Malcesine conserva ancora alcuni aspetti tipici del periodo medioevale e preistorico. Infatti, dopo diversi studi archeologici sono state scoperte numerose strutture su palafitte risalenti a migliaia di anni fa.

La storia del Castello di Malcesine

Come molte regioni del nord Italia, anche il Veneto, e in particolare il territorio che attualmente corrisponde alla provincia di Verona, è stata interessata da diverse invasioni ad opera di popoli provenienti dal Nord Europa. Furono proprio i Longobardi che costruirono un castello a picco sulle acque del lago di Garda che, durante il 590, fu distrutto dai Franchi. Tuttavia, questo stesso popolo iniziò i lavori di riedificazione delle mura del castello, all’interno del quale alloggiò, durante il IX secolo, il re Pipino. Quest’ultimo, infatti, si recò a Malcesine per visitare i Ss. Benigno e Caro.

Il territorio fu invaso successivamente dagli Ungari, i quali, invasero il territorio e introdussero il castello tra i feudi vescovili veronesi.
Nel 1277 il Castello di Malcesine divenne di dominio di Alberto della Scala e rimase tra i possedimenti di questo casato fino al 1387. Solo poi, grazie ai signori di Verona di questa casata, furono eseguiti i lavori di restauro secondo lo stile del tempo. Proprio da quel momento il Castello di Malcesine acquisì il nome di Castello Scaligero.

Successivamente, nel 1387, i Visconti di Milano lo occuparono per 16 anni, fino al 1403. Due anni più tardi, nel 1405, la Repubblica di Venezia acquisì il Castello tra i suoi possedimenti.

Dopo un centinaio di anni, nel 1506, l’Impero riuscì a riconquistare il possesso del Castello Scaligero di Malcesine restituendolo alla Repubblica dal 1516 al 1797, anno in cui fu ceduto ai Francesi. Solo un anno più tardi, nel 1798 arrivarono sul territorio gli Austriaci che si insediarono all’interno della struttura fino al 1866. Durante la loro permanenza effettuarono delle piccole modifiche e alcuni restauri, tutt’oggi visibili. Con la fine della dinastia il Castello di Malcesine venne incorporato ai possedimenti della regione Veneto che se ne occupò internamente.
Infine, il castello venne dichiarato monumento Nazionale il 22 Agosto 1902.

Tour all’interno delle mura del Castello di Malcesine

Il tour all’interno del Castello Scaligero di Malcesine comincia dal giardino. Sul lato sinistro rispetto all’ingresso è possibile ammirare la Casermetta, un palazzo di piccole dimensioni che ospitava il guardiano del castello. Al termine del cortile vi è un terrazzo a picco sul mare, posizionato ad un’altezza di circa 24 metri e dal quale si gode dell’intero paesaggio circostante, lo splendido lago e le imponenti montagne. Infine, attraverso una scala esterna al castello è possibile raggiungere l’ultimo piano impiegato come location per eventi e matrimoni per via della meravigliosa vista e degli ampi spazi.

Proseguendo la visita al Castello di Malcesine si giunge al piano terra il quale, insieme al piano interrato, custodisce i reperti del Museo di storia naturale. Questo, infatti, è stato ristrutturato nel 2008 per garantire ai visitatori un’esperienza unica nel suo genere. All’interno sono posizionati schermi touch screen e pannelli che consentono di toccare, annusare e ascoltare. In sintesi, un’esperienza interattiva e coinvolgente. L’intero percorso è studiato in modo originale, ogni oggetto è collocato per essere valorizzato grazie anche all’allestimento che incorpora altresì il paesaggio al di fuori delle vetrate. Terminato il percorso è possibile ritornare nel cortile e, attraverso una scalinata, raggiungere la polveriera risalente alla dominazione austriaca, oggi chiamata sala Goethe. Entrando si potranno ammirare i quadri dello scrittore tedesco, realizzate durante il suo soggiorno in Italia. Le opere raffigurano il Castello di Malcesine e il lago di Garda. Per questo motivo nel piccolo giardino al di fuori della sala, in un angolo intimo e suggestivo, vi è un busto dello stesso artista. Per proseguire la visita è possibile salire presso il secondo cortile del Castello di Malcesine chiamato Rivellino da cui si può godere del paesaggio sulla cittadina, sul lago e sul Monte Baldo. Questo luogo, dato il suo immenso fascino, è spesso utilizzato per le celebrazioni di matrimoni. Ritornando al piano terra attraverso una gradinata è possibile ammirare le rimanenze di affreschi probabilmente realizzati sulle mura interne di quella che fu una Cappella Scaligera. Continuando con il tour del Castello di Malcesine, si raggiunge un portone che conduce al cosiddetto Locaòr, un’ampio spazio del periodo preistorico utilizzato durante la stagione calda come teatro. Per questa ragione l’ingresso non è sempre consentito.

Vi sono poi un terzo cortile, posto più in alto nell’area nord del castello e raggiungibile attraverso un portone oltre il quale si trova un pozzo. Sulla sinistra è possibile ammirare un affresco rappresentate la Madonna con Bambino, ritenuto un possibile resto di una cappella. A poca distanza, una scalinata anch’essa del periodo della dominazione austriaca, conduce alla Torre e alla Residenza Scaligera, dunque alla sala congressi.
Giunti al Pozzo sito all’interno del cortile, è possibile entrare nella Residenza. L’entrata conduce i visitatori al piano terra dove sono stati avviati alcuni progetti per realizzare un museo di storia locale. Esso comprenderà anche le installazioni del Museo delle Galere veneziane.
La particolarità di questa zona del Castello Scaligero di Malcesine risiede proprio nella pavimentazione. Infatti, nel sottosuolo sono state realizzati due grossi vani, fornite di illuminazione, circondati da balaustre. Alcuni studiosi che hanno effettuato delle ricerche all’interno delle mura, sostengono che queste aperture fungessero da ingresso alle segrete del castello. Tuttavia non vi sono prove certe sulla loro funzione. Recentemente, inoltre, è stato scoperto che i due vani sotterranei sono collegati attraverso la Torre. A seguito di alcuni lavori effettuati all’interno di quest’ultima struttura è emerso che, la botola presente sulla pavimentazione del primo locale, conducesse proprio a quelle strutture sotterranee.

La Torre

Per accedere alla Torre del Castello di Malcesine è necessario recarsi sul piazzale e percorrere la scalinata adiacente ad essa. Sul lato Nord della costruzione è possibile trovare una prima porta di ingresso che conduce direttamente all’interno della prima stanza. Quest’ultima, in origine, poteva essere raggiunga esclusivamente tramite un ponte esterno. Ad oggi i visitatori possono osservare che, nel punto in cui vi era l’entrata (lato Ovest della Torre) è stata creata una finestra dotata di inferiate.

Un altro dettaglio interessante che si può notare è il cambiamento dei materiali. Infatti, quando venne costruita la Torre dai Longobardi, la sua altezza era ben diversa da quella attuale (circa 30 metri). I lavori di ampliamento della struttura eseguiti successivamente sono ben visibili anche grazie alle modalità di costruzione e ai materiali utilizzati. Sempre dal piazzale è possibile raggiungere il piano superiore della struttura all’interno del quale vi è la Sala Congressi. Questa area fu inaugurata qualche decennio fa, nel 1989. Spesso viene utilizzata per eventi, cerimonie, matrimoni, mostre temporanee, corsi universitari e ha una capienza di 150 persone. Quando non viene utilizzata per questi scopi, la sala può essere visitata dai turisti.

In corrispondenza dell’ingresso del Castello Scaligero di Malcesine, all’interno della Torre, è possibile trovare la scalinata che permette di accedere al piano alto. Questo è costituito da cinque locali. Una curiosità riguardo questa area della costruzione è il graffito, ora rimosso, che fu ritrovato proprio su una delle pareti di una delle stanze: Corrado II 1131. Alcuni storici sostengono che questa scritta fu lasciata poiché la costruzione fu portata a termine durante quell’anno. Infine, la quinta e ultima sala che prende il nome di stanza della Vedetta è caratterizzata da 6 finestre che permettono alla luce di penetrare all’interno e attraversare gli 80 centimetri di spessore delle mura. Nel 1909 furono apportare delle modifiche alla pavimentazione. Essa fu cementata e venne posto al centro della stanza la Campana Comunale (creata nel 1442) la quale fu adornata e impreziosita con impronte di monete.

La Valle delle Cartiere

Valle delle Cartiere: un importante polo industriale sul Garda

La presenza del fiume Toscolano, e quindi la grande disponibilità di acqua, contribuì a fare della valle il luogo ideale per la realizzazione di un polo cartario. Lungo entrambe le sponde del fiume si disposero, a partire dalla fine del XIV secolo, ben sessantuno cartiere. La prima era già perfettamente funzionante nel 1381, l’ultima chiuse i battenti nel 1962.
Il grande numero di opifici racchiusi in uno spazio relativamente ridotto si spiega con la necessità di sfruttare l’energia idraulica del fiume. Le località di Quattroruote, Lupo, Vago, Maina inferiore ospitavano tutte una cartiera; Caneto ne aveva due e così Covoli; tre fabbriche si trovavano alle Garde, ben quattro a Maina superiore e addirittura cinque sono state localizzate a Luseti.
A questo importante polo industriale si accedeva a fatica attraverso impervi sentieri che si snodavano tra le profonde gole della valle, spesso strette tra ripide pareti di roccia. Per questo nel 1872, grazie all’appoggio di sette industriali cartai, si costruì una nuova strada che superava la gola delle Garde con quattro gallerie: oltre ad essere più sicura, riduceva notevolmente i tempi di percorrenza andando ad incidere in maniera positiva anche sui costi del trasporto delle materie prime e del prodotto finito.
Il declino della valle delle cartiere come centro cartario iniziò con il XX secolo, quando l’energia elettrica andò a sostituire l’acqua del fiume come spinta motrice delle fabbriche. L’attività è stata quindi trasferita a Toscolano, dove lo stabilimento conta al giorno d’oggi 370 dipendenti e la produzione continua a pieno regime.

Un museo naturalistico a cielo aperto

La bellezza della Valle delle Cartiere non risiede solo nell’essere un pezzo di storia industriale del nostro Paese, ma anche se non soprattutto nel suo lato naturalistico. Il paesaggio, tra un verde rigoglioso e selvaggio e profonde forre, è inciso dal corso del fiume che ha segnato di fatto l’utilizzo dell’intera area. La natura si sta riprendendo poco alla volta i suoi spazi andando a fondersi con i ruderi delle fabbriche abbandonate.
Inserita nel Parco Alto Garda Bresciano, la valle ha tutte le caratteristiche di un vero e proprio museo a cielo aperto in grado di regalare paesaggi dall’impatto fortemente suggestivo ed emozionale. Numerosi sono i sentieri da percorrere a piedi senza particolare fatica, oppure in bicicletta e persino a cavallo, potendo godere di panorami mozzafiato e respirando aria buona di montagna.

Nella località di Luseti è possibile ammirare un edificio non in rovina. Si tratta della piccola chiesa dedicata ai Santi Giacomo e Filippo, risalente al XVI secolo. Oggetto di un restauro recente che ha messo in risalto le eleganti decorazioni in stucco dell’interno, emerge improvvisa in una zona oggi desolata, ma un tempo attivissima grazie alle sue cartiere.

Un sito archeologico da valorizzare

Tra il 2000 ed il 2006 la Valle delle Cartiere, di cui è stato riconosciuto il grande interesse come sito di archeologia industriale, è stata oggetto di diverse campagne di scavo condotte dal professore Gian Pietro Brogiolo dell’Università di Padova. L’obiettivo è stato quello di riuscire a valorizzare l’intera area riportando alla luce i resti delle antiche cartiere di Toscolano Maderno. Alcuni edifici in località Gatto, Maina di Mezzo e Maina Superiore sono stati restituiti alla vista strappandoli alla folta vegetazione che li ricopriva. Di grande importanza è il ritrovamento di diverse vasche di pietra che venivano utilizzate per la battitura degli stracci, materia prima dalla quale veniva ricavata la carta. Queste ed altre strutture recuperate costituiscono una serie di documenti interessantissimi per ricostruire l’antico metodo di lavorazione artigianale della carta.

Il Museo della Carta

Un intero percorso che attraversa il mondo della produzione cartaria è stato ricostruito al Museo della Carta, ospitato nei locali dell’ultima fabbrica della valle delle cartiere (quella di Maina Inferiore, che chiuse nel 1962), oggi completamente ristrutturati. È un vero e proprio viaggio indietro nel tempo, che affonda le sue origini nel Medioevo e prosegue fino al Novecento, attraverso l’esposizione di macchine, torchi, tini, pestelli, vasche di macerazione.
Un museo alla portata di tutti, anche dei più piccoli, che si propone di essere non solo un mero contenitore di oggetti, ma anche un luogo di sensibilizzazione verso tematiche importanti, come l’ambiente e lo spreco.

Castello Scaligero di Sirmione

Vi sono luoghi che affascinano i turisti e i viaggiatori, in cui il connubio tra natura e genio dell’uomo crea delle strutture che sono uniche e che riescono a resistere all’inesorabile trascorrere del tempo. Visitare questi posti vuol dire poter ritornare indietro nel passato, vivendo per alcuni minuti la cultura e la storia che li hanno resi unici. L’Italia è uno dei Paesi in cui la presenza di queste location è molto levata, un esempio è il Castello Scaligero di Sirmione sul Lago di Garda. Il maniero ha sfidato il tempo e le minacce dell’uomo rimanendo intatta arroccata sulla penisola ove sorge la cittadina Sirmione, testimonianza di tempi passati ma luogo da visitare per immergersi nella storia della Regione. È una delle poche fortificazioni medievali rimaste perfettamente conservate, esempio di fortezza lacustre.

La storia del Castello di Sirmione

Sirmione è una cittadina che sorge su una caratteristica penisola che si innesta nel lago di Garda per una lunghezza di circa 4 km e che in alcuni punti prevede una larghezza di soli 120 metri. Il luogo era facilmente difendibile dato l’unico accesso via terra e fu sede di fortificazioni già dall’età romane. Inoltre grazie alla posizione all’interno del Lago di Garda fu anche stazione termale. La costruzione del Castello di Sirmione inizia intorno al XII secolo a opera di una nota famiglia Veronese quella della Scala la quale per rafforzare il suo dominio sulle terre circostanti alla città di Verona decise di fortificare la cittadina di Sirmione con la costruzione del costello. Le fondamenta furono gettate per volere di Leonardino della Scala, podestà di Verona il quale scelse quella particolare location dato che Sirmione si trovava al confine dei suoi possedimenti. La posizione appariva strategica dal punto di vista militare sia per eventuali incursioni da terra che per il controllo di quella parte del Lago di Garda.
Non si conosce l’esattezza della data di costruzione, ma la prima parte del Castello di Sirmione venne edificato sulle rovine di una fortificazione romana già esistente e comprendeva un mastio, tre torri rettangolari e due ingressi che attraverso una serie di porte e ponti levatoi permettevano l’accesso sia alla rocca che al piccolo borgo. Grazie alla durata dell’era scaligera, intorno al XIII secolo la rocca venne ampliata con la giunta della darsena con una cinta muraria che proteggeva il borgo. Con l’annessione dei territori alla repubblica di Venezia nel 1400, il castello continuò ad essere un punto strategico sia per la flottiglia che controllava il lago, che per la difesa dei confini nei confronti degli altri ducati, come quello di Mantova e Milano.
La caduta di Venezia e lo sviluppo di una cittadina come Peschiera non ha toccato la funzione del Castello di Sirmione il quale ha continuato a svolgere funzioni di presidio militare sia durante l’epoca francese che il dominio asburgico fino all’unità d’Italia.

Il castello oggi

Il Castello di Sirmione si presenta ancora in tutta la sua bellezza e integrità. La prima cosa che colpisce il viaggiatore è la sua posizione. Quando fu eretto ha occupato una piccola porzione di terra che ha permesso ai costruttori di farlo circondare completamente dall’acqua. La struttura è quella originale comprendente il mastio alto 47 metri circondato da alte mura possenti che sono caratterizzate da particolari merlature tipiche di tutte le costruzioni scaligere a coda di rondine. La fortificazione è completata da tre torrioni che presentano le stesse merlature. La cinta muraria si estende anche verso il borgo, ma di quella originaria è rimasta solo una torre angolare e la porta merlata che si affaccia su piazza Flaminia. L’accesso oggi è consentito solo dal lato del borgo, lasciando i visitatori affascinati per la sua perfetta conservazione. Le mura massicce sono costruite in mattoni cotti e con pietra che proviene dalla vicina collina di Cortine, in base al tipico sistema caratteristico delle costruzioni medievali del XIII secolo. Il castello non era luogo di residenza del podestà o di signori, per questo quello che risalta subito è la sua semplicità nelle costruzioni che sono possenti ma senza nessuna tipologia di fregio, tipiche di una struttura militare.

La leggenda del Castello di Sirmione

Strettamente connesso alla bellezza artistica e alle linee architettoniche di questo luogo a rendere ancora più affascinante la roccaforte vi è una leggenda che da secoli si tramanda. Miti e racconti non possono non essere parte di un castello come quello di Sirmione che ha visto il susseguirsi di famiglie, Repubbliche e imperi rimanendo intatto fino ai nostri tempi. Anche questa, come in altri manieri d’Italia, è una storia di fantasmi, di eventi crudeli e sanguinosi che affascinano i turisti e i viaggiatori che visitano le stanze dove si sono svolti.
La leggenda racconta di una coppia di sposi, Ebengardo e Arice, i quali vivevano del loro amore e in piena armonia nel castello di Sirmione. In una notte buia e tempestosa, bussò alla porta principale un cavaliere, un certo Elaberto, Marchese del Feltrino il quale chiese di potersi rifugiare per la notte e asciugarsi dalla pioggia. I due giovani decisero di buon grado di ospitarlo, ma spesso le buone azioni sono l’inizio per una successiva tragedia. Infatti Elaberto rimane impressionato della bellezza di Arice e perde completamente la ragione dal desiderio di possederla.
Così Elaberto attese che Ebengardo e Alice ritornassero a dormire nelle loro stanze e folle dalla volontà di giacere con la donna, si intrufolò nella camera di lei cercando di violentarla. Arice si difese con tutte le sue forze e iniziò a gridare contro Elaberto il quale preso alla sprovvista da tanta resistenza e bruciando di folle desiderio accoltellò la donna a morte. Ma le urla erano state sentite dal marito il quale una volta entrato nella stanza trovando la moglie morta uccide Elaberto. La leggenda vuole che Ebengardo si aggiri ancora disperato tra le stanze del castello sofferente per non essere riuscito a proteggere l’amata.

Cosa vedere al Castello Scaligero di Sirmione

I miti arricchiscono la storia di un luogo, anche se il Castello di Sirmione ha una sua bellezza intrinseca che trasferisce in ogni visitatore emozioni uniche e intense. Per entrare nella roccaforte si accede attraverso una stretta in pietra e costeggiata da parapetti merlati che conduce a un ponte levatoio e alla porta di accesso ad arco. Percorrendolo sembra di ritornare indietro nel passato in un medioevo che continua ad esistere grazie a questa struttura. Superato l’arco di ingresso ci si trova nel cortile principale e si rimane subito impressionati dall’altezza del mastio. Sarà possibile visitare i suoi sotterranei con le celle di prigionia e la presenza di ruderi di epoca longobarda e romana su cui furono erette la cinta muraria. All’interno del grande portico è presente un’ampia scala composta da 146 gradini che conduce ai camminamenti superiori di ronda, dai quali sarà possibile osservare la darsena. Attraverso un ingresso e un ponte levatoio sarà accessibile anche il camminamento della darsena del Castello Scaligero di Sirmione caratterizzato dalle stesse merlature a rondine fino alle due torri di guardia posizionate sui lati. La costruzione di queste ultime e la mancanza di merlature ma di un tetto, sottolineano la differenza di epoca storica. Proseguendo e superando la prima torre di guardia sarà visibile il fossato esterno che si immette nel lago. La costruzione della darsena presente oggi è quella che fu edificata durante la dominazione della repubblica di Venezia e che sostituì quella precedente in legno.

Fortezza di Peschiera

Peschiera del Garda si trova nel punto più a sud del lago, sulla sponda veronese, all’origine del fiume Mincio che ne rappresenta l’unico emissario e che divide in due la cittadina. Il suo nucleo storico si sviluppa su tre isolotti situati proprio all’imbocco del fiume, collegati tra loro e con la terraferma da una serie di ponti che già due millenni fa consentivano l’accesso e la difesa del borgo, originariamente composto solo dalle isolette.

Oggi il centro abitato si sviluppa ai due lati del Mincio, in particolare verso Sirmione, giungendo con le sue ultime propaggini proprio a ridosso del confine con la regione Lombardia e comprendendo anche parte del territorio chiamato Lugana, zona di produzione del famoso e pregiato vino omonimo.

La posizione strategica dell’abitato ne ha agevolato lo sviluppo sin dall’epoca romana, grazie alla possibilità di sfruttare il Mincio come via di comunicazione con gli insediamenti nella Pianura Padana, prima fra tutte la città di Mantova, e con il Mare Adriatico tramite il Po. Le prime fortificazioni risalgono proprio al periodo della dominazione romana, poiché Peschiera – che allora si chiamava Arilica – era sede della flotta navale lacustre dell’Impero. L’attuale struttura della Fortezza di Peschiera del Garda risale però al XIV secolo, durante il dominio della cittadina da parte degli Scaligeri, quando Mastino della Scala dispone la costruzione della Rocca e delle possenti mura difensive che circondano l’abitato su cinque lati, vista la forma vagamente pentagonale del territorio sito tra il Mincio e il lago.

Nel secolo successivo il borgo passa sotto il dominio della Repubblica di Venezia, che decide di sfruttare l’importanza strategica del borgo rinforzando e adeguando le fortificazioni esistenti secondo i nuovi criteri dell’epoca, creando cinque baluardi – o bastioni che dir si voglia – agli angoli delle già esistenti mura turrite. Vengono inoltre aperti due opposti accessi alla Fortezza di Peschiera, Porta Verona e Porta Brescia, rivolti per l’appunto in direzione delle due città e ancora attualmente esistenti e percorribili. Il varco di Porta Brescia è solo pedonale e dall’isolotto più a sud, sul quale si sviluppa il centro storico vero e proprio della cittadina, conduce non distante dall’inizio del turistico Lungolago Mazzini, zona residenziale con bellissimi scorci panoramici. Porta Verona si apre invece sull’isolotto più a nord, e si può attraversare in macchina provenendo dalla sponda veronese che subito dopo Peschiera si sviluppa verso nord in direzione di Lazise, Garda, Bardolino e naturalmente della famosissima Gardaland.

Dal medioevo a oggi

Sempre sotto il dominio della Serenissima, la Fortezza di Peschiera subisce nuovi interventi di modifica pur mantenendo la struttura pentagonale con i cinque baluardi – chiamati Bastione Feltrin, Bastione San Marco, Bastione Querini, Bastione Tognon e Bastione Cantarane – agli angoli della cinta muraria: l’interno della Rocca Scaligera, fortificazione nella zona sud dell’isolotto meridionale, viene trasformato in un terrapieno così da consentire l’uso dell’artiglieria che andava diffondendosi intorno alla metà del Cinquecento. La struttura fortificata resiste nei secoli nonostante le vicissitudini e le guerre che si svolgono in quel periodo, e al termine del dominio veneto la città passa sotto il controllo dell’Impero austriaco rimanendovi sino a quando viene annessa al Regno d’Italia.

Sotto la dominazione austriaca, interrotta brevemente dalla conquista da parte di Napoleone durante la campagna d’Italia, le fortificazioni vengono ulteriormente rafforzate e Peschiera diventa uno dei quattro vertici del complesso sistema difensivo austro-ungarico denominato Quadrilatero, unitamente a Mantova, Verona e Legnago. Per rafforzare la sicurezza dell’intera Fortezza di Peschiera, gli austriaci costruiscono intorno al 1850 una serie di forti nelle immediate vicinanze della già fortificata cittadella, alcuni dei quali ridotti ormai a pochi ruderi. L’intero nucleo della cittadina è costituito da un’unica piazzaforte, con all’interno numerose caserme, padiglioni militari, forti e polveriere, e solo al termine della terza guerra di indipendenza Peschiera perde la sua importanza strategica per trasformarsi poi, nel corso del XX secolo in un importante centro turistico.

Cosa vedere nella Fortezza di Peschiera

Dopo aver visto la lunga e travagliata storia del nucleo storico della cittadina lacustre, non resta che tornare ai giorni nostri e suggerire un interessante itinerario per chi voglia conoscerla meglio girovagando per le strette stradine del centro con una gita che sarà una gioia per gli occhi. Prima di tutto, il miglior sistema per godere di tutte le bellezze che l’antica Arilica può offrire è una visita a piedi, arrivando indifferentemente da Porta Verona o Porta Brescia. La presenza di un ampio parcheggio lungo via Valeggio, sulla sponda est del Mincio molto vicino al ponte che conduce a Porta Verona, suggerisce comunque di cominciare da qui la visita.

Appena superato il ponte e varcata la porta, sulla sinistra si staglia il Bastione San Marco e si apre il cancello che conduce alla Caserma dell’Artiglieria, grande arsenale risalente al XIX secolo e voluto dal feldmaresciallo Radetzky durante il dominio austro-ungarico. La struttura è stata recentemente restaurata ed ospita al suo interno l’Archivio Storico e la Biblioteca Civica, entrambi visitabili, ed è utilizzata anche come spazio per mostre, eventi, spettacoli musicali e teatrali. Sempre nel compendio dell’arsenale è ospitato anche il Museo della pesca e delle tradizioni lacustri, sito nella sala Radetzky e dedicato a chi ha vissuto e vive il lago nei suoi aspetti più duri e faticosi; lungo una serie di stanze che compongono un percorso ideale, il visitatore si trova immerso in un contesto storico che ben illustra la difficile vita dei pescatori durante i secoli, con pregevoli reperti storici quali antiche imbarcazioni e attrezzature per la pesca d’altri tempi.

A destra di Porta Verona, dopo aver superato l’edificio che ospita la Scuola Allievi Agenti Polizia di Stato, si inizia a costeggiare il Parco Catullo, che durante il medioevo era utilizzato come spazio per la coltivazione degli ortaggi destinati a sostentare gli abitanti della Fortezza di Peschiera. Oltre il parco si incontra la Palazzina Storica, già sede del comando dell’intero presidio fortificato, nella quale Vittorio Emanuele III ha riunito gli alleati l’8 novembre 1917 per il Convegno di Peschiera che ha dato vita alla strenua resistenza sul Piave dopo la disfatta di Caporetto e alla successiva vittoria della Grande Guerra.

A questo punto si lascia l’isolotto settentrionale e si attraversa un corto ponte che supera uno dei rami di uscita del lago e conduce al centro storico vero e proprio, costituito da un guazzabuglio di stradine ricche di osterie, bar, ristorantini, e negozi fra i quali perdersi senza pensieri. Una sosta per un aperitivo o per un pranzo tipico consente al visitatore di stuzzicare l’appetito con il classico spritz e di saziarlo poi con un piatto di sarde in saor, di risotto con la tinca o di bigoli con le sarde, rigorosamente accompagnato da un bicchiere di Lugana; il vino tipico del territorio è stato tra i primi a potersi fregiare del marchio Denominazione di Origine Controllata D.O.C. sin dal 1967.

Sull’isolotto meridionale si possono visitare il porticciolo, che si protende con una lingua di terra verso il lago e dal quale partono i battelli per le gite turistiche, e le imponenti fortificazioni che si affacciano prevalentemente verso la parte di cinta muraria nella quale si trova Porta Brescia. Da qui vale la pena percorrere l’antico camminamento di ronda che collega i bastioni Feltrin e Tognon, innalzandosi quel tanto che basta per godere di scorci panoramici su tutta la Fortezza di Peschiera del Garda e sul lago che proprio lì ha la sua estremità meridionale. Nella parte più a sud della cittadella fortificata si trova la Piazza d’Armi (o Ferdinando di Savoia secondo la più recente toponomastica), dove spicca il Bastione Cantarane e il Complesso della Rocca Scaligera; sulla piazza si affaccia anche la bella chiesa parrocchiale di San Martino, accanto alla quale si possono ammirare alcuni resti di un antico abitato di epoca romana, protetti dagli agenti atmosferici e risalenti alla fine del primo secolo a.C.

Proseguendo lungo la Piazza d’Armi si giunge al secondo ponte che collega tra loro i due isolotti, il Ponte dei Voltoni, realizzato con spettacolari archi in cotto; dal ponte si possono ammirare le barche dei pescatori di Peschiera ormeggiate al riparo e l’ampio parco che si estende sull’Isola dei Terrai, un altro lembo di terra circondato dalle anse tortuose del fiume Mincio ma non raggiungibile a piedi. La visita si conclude ritornando verso l’ingresso ovest della cinta muraria e attraversando Porta Brescia, passaggio solo pedonale verso la terraferma; fuori dalla Fortezza di Peschiera si torna al presente, nella moderna cittadina con le strade che costeggiano l’imponente cinta muraria e regalano un panorama impensabile prima di visitare questo borgo veneto.

Per chi volesse approfittare delle possibilità offerte dal comprensorio turistico della zona, è possibile prenotare una visita guidata della durata di circa 35 minuti attraverso la fortezza, oppure un’interessante gita in barca attorno alla cinta muraria, disponibile da marzo a ottobre e con la possibilità di scaricare un’app all’imbarcadero con la descrizione storica delle fortificazioni e di Peschiera; entrambe le visite prevedono la possibilità di usare o meno un’audioguida, per consentire anche agli stranieri di acquisire al meglio tutte le informazioni utili.

Palazzo dei Capitani di Garda

Una delle particolarità del lago di Garda è la presenza di una grande ricchezza storica e culturale che attraversa le epoche grazie alla presenza dei numerosi palazzi e monumenti che costellano tutto il territorio.

Di questo grande tesoro fa parte anche il Palazzo dei Capitani nel comune di Garda. Eretto tra il XVI e il XI secolo durante il dominio veneziano sul territorio, questo edificio prende il nome dal fatto che era sede di una delle dimore del Capitano del lago, magistrato rappresentante di Venezia incaricato di mantenere la sicurezza su tutto il lago di Garda evitando contrabbandi e piraterie.

In stile gotico-veneziano, come è possibile notare dall’aspetto delle finestre, il Palazzo dei capitani di Garda si affacciava direttamente sul lago attraverso un porticciolo dove attraccavano le barche.

Successivamente tutta l’area venne modificata per far sorgere quella che oggi è Piazza Catullo (o Piazza dei Capitani) sovrastata proprio dal Palazzo dei Capitani di Garda.

Oggi la struttura è sede di un ristorante il quale ha il privilegio di essere situato sotto le arcate di un importante edificio di più di 500 anni ricco di storia e di possiede una meravigliosa vista sulle acque del Lago di Garda.

Strada della Forra

Tra silenzio e armonia, in un luogo magico come quello della regione lombarda, nascosto tra il vasto verde che ci offre la natura mozzafiato e, al contempo, ai piedi del famoso lago di Garda nasce la, ormai famosa, strada della Forra – conosciuta anche come “Forra di Tremosine“, oppure “S.P. 38”. Questo percorso è stato costruito, più precisamente, sul territorio di Tremosine alle pendici del lago di Garda (in provincia di Brescia), all’incirca agli inizi del 1900 ma fu aperta soltanto qualche anno dopo, l’8 maggio 1913, sotto decisione del parroco del paese, don Giacomo Zanini. Grazie a questo impeccabile ed indiscusso lavoro ingegneristico, elaborato da Arturo Cozzaglio, gli abitanti circostanti, poterono combattere l’insopportabile isolamento che c’era prima di quei tempi (da centinaia e centinaia ormai) e facilitare così il trasporto di importanti materie prime (quali carbone, olio, grano ecc..) che dovevano passare solo ed unicamente per le due teleferiche costruite a fine XIX secolo.

Una strada immersa nella natura

Fortunatamente, con la presenza degli addetti ai lavori, degli abitanti e delle autorità del luogo, la strada terminò con l’essere esclusivamente di uso locale, per essere poi aperta così all’ingente numero di persone curiose ed entusiaste di visitarla. Questa strada, fatta di curve e gallerie scavate nella roccia, si dirama per circa 5 km e poco più, dove si può godere della vista del paesaggio sottostante tramite dei balconcini affacciati sul favoloso lago di Garda. Chiaramente il “tracciato” parte con il costeggiare dall’alto il bellissimo lago (rimane a 65 metri di altezza sotto la strada), per continuare poi con l’alternanza di curve intrepide e grandi spaccati nella roccia viva che, per via del torrente che vi scorreva, diventarono poi così vere e proprie gallerie. Più nel dettaglio, il percorso inizia da Pieve di Tremosine fino a raggiungere Vesio.

La strada dell

Strada della Forra

a Forra e James Bond

I nostri occhi, oltre a ciò, passeggiando tra vallate, borghi e montagne, potranno vedere non soltanto Tremosine ma anche luoghi come Limone sul Garda (che offre ben 2 km e mezzo di pista ciclabile che costeggia la bella strada), Voiandes, il bellissimo Voltino e tanti altri posti ancora (si possono osservare ben 16 frazioni). Ai tempi che furono, data la sua sprezzante e coinvolgente locazione, fu considerata dal famoso politico e primo ministro inglese Winston Churchill, l’ottava bellezza al mondo. Secondo poi, per nulla da sottovalutare data la successiva riscossa valenza, per quanto riguarda un altro mondo, più nello specifico quello dello spettacolo, in questo caso del cinema hollywoodiano, fece da scenario al famoso agente segreto 007, James Bond, che, a bordo della sua Aston Martin, tra curve ripide e rocce scoscese, diede del filo da torcere ai suoi avversari che, con impertinenza, lo seguivano (dal film “Quantum of Solace”). Ovviamente d’ora in poi questa location non restó un ricordo solo per questo film ma anche per altri altrettanto importanti, per spot pubblicitari, per la moda e molto altro ancora.

Come percorrere la Strada della Forra

Per questo è molto altro, la Strada di Forra è ben consigliata per persone che amano toccare con mano e godere a pieno la magnifica natura che ci circonda, per stare in estrema e dolce tranquillità e per respirare un’aria pulita e generosa. Posto ultra consigliato anche per gli amanti dei motori, ancor di più per il settore delle moto, dato che offre un tracciato ben disposto e accattivante che fa da cornice all’intorno spettacolare ma anche per chi ama andare in bici o farsi una passeggiata. Ed appunto, per chi volesse praticare trekking, è consigliato percorrere insieme a gruppi organizzati il “Sentiero n.201 Porto- Pieve” così da camminare nella natura in più tranquillità e comodità.
Cosa molto importante da sapere, appunto,è che la strada si ristringe di un po’, non dando modo a due automobili di passare insieme.

Visto però tutto ciò, c’è da dire che il paesaggio regala emozioni uniche poiché ci offre allo stesso tempo, senza spostarsi di molto, di stare sia sul limpido e brillante lago, sia sulla comoda e accogliente collina, sia tra le rocce e il vento fresco e pulito della montagna. Per quanto riguarda una delle questioni più importanti, quella del clima, non c’è da preoccuparsi; questo posto meraviglioso risulta prevalentemente mite, che sia d’estate, che di primavera, che di autunno e per fino che sia d’inverno, tanto che è possibile prenotare un giro in barca in qualsiasi periodo dell’anno senza alcun tipo di problema.

La cosa più entusiasmante della Strada della Forra è che è facilmente raggiungibile da qualsiasi parte dell’Italia, o comunque, dal mondo. Qualora si volesse andare in treno bisognerà solamente raggiungere una delle due stazioni più vicine, quali Desenzano (in provincia di Brescia) oppure Rovereto (in provincia di Trento) e da qui prendere la linea di autobus diretta verso Limone sul Garda/Gargnano e proseguire sulla tratta di Tremosine sul Garda. Invece, in auto o comunque in moto o ancora in camper (dove ci sono diversi camping dove poter pernottare) per chi provenisse dal nord, scegliere l’uscita autostradale Rovereto sud/ lago di Garda nord (A22, autostrada del Brennero) e proseguire per Torbole/ Riva del Garda fino ad arrivare a Limone del Garda ed infine continuare a destra per 5 km fino ad arrivare a destinazione; se si proviene dal sud, utilizzare l’uscita Desenzano del Garda o Brescia (A4, autostrada Milano-Venezia) e proseguire per la Gardesana Occidentale (S.S. 45 bis) fino ad arrivare alla S.P. 38 o meglio conosciuta come Strada della Forra. Infine, per quanto riguarda i voli aerei, gli aereoporti piu vicini si trovano Veronaa Villafranca (circa 100 km dalla destinazione), a Bergamo Orio al Serio (125 km dalla destinazione), a Milano Linate (154 km dalla destinazione) e infine a Milano Malpensa (circa 200 km dalla destinazione) dove poi si può optare per linee ferroviarie oppure, anche se recandoci più tempo, per gli autobus.

Cosa vedere nella Forra di Tremosine

Molto importante da ricordare lungo il percorso, è di visitare la Madonnina protettrice del automobilisti che si trova appena superata la prima galleria naturale. Dopo questa forra creata naturalmente dal torrente, si arriva nella Borgata di Vesio dove è sita la Chiesa di San Bartolomeo ed invece, verso Pieve si trova l’antichissima e bellissima chiesa di San Giovanni Battista ed infine il celebre balcone a sbalzo chiamato “terrazza del brivido” che si trova a 650 metri dal bellissimo lago sottostante.
Al termine del “viaggio” durato per qualche km, si può tornare indietro senza problemi sempre tramite lo stesso emozionante percorso, dato che la Strada della Forra, anche se spesso molto stretta come detto precedentemente, è a doppio senso di circolazione.

Insomma, questo paesaggio stupefacente, impeccabile ed adorabile, può essere consigliato e frequentato da bambini, signori, anziani, famiglie ed amici. È l’ideale per chi desidera rilassarsi, respirare aria pura e pulita, per chi desidera far riposare la propria mente facendosi cullare dai dolci e delicati suoni che produce la natura e ancora, per chi volesse godere di paesaggi mozzafiato, che potrebbero sembrare apparentemente disegnati per quanto perfetti. La Strada della Forra, anche detta “Forra di Tremosine“, è la più consigliata ed indicata per tutti.

Dogana Veneta

Dogana Veneta a Lazise

Nella piazza principale di Lazise a ridosso dell’antico porto, si può ammirare uno splendido edificio di epoca veneziana, la Dogana Veneta.

I primi documenti storici che parlano di questa struttura risalgono al 1300 quando lo storico Giovanni Villani nell’opera “Nuova Cronica” riferendosi a Cangrande della Scala di una «Casa vicino alla rocca di Lazise, nella quale si colloca il naviglio del signore Della Scala».

Si attribuisce proprio a Cangrande, condottiero italiano dell’epoca, la costruzione della dogana che era il punto di confine tra Lombardia e Repubblica di Venezia.

La dogana veneta sotto la Repubblica di Venezia

Il suo impiego originale era quello di contenere una flotta armata della Serenissima Repubblica di Venezia per proteggere gli attacchi provenienti dal lago.

Successivamente la Dogana Veneta per la produzione del salnitro, un componente della polvere da sparo per poi diventare arsenale o “Ressenal”.  Solamente nel 1600 la struttura iniziò ad essere impiegata come dogana per il transito delle merci nella quale i mercanti dovevano pagare una somma di denaro per poter proseguire con il trasporto. Le barche provenienti dal lago infatti, dovevano fermarsi qui prima di poter accedere al porto di Lazise. Era così diventato un importante centro commerciale della zona del lago di Garda che regolava il trasporto delle merci tra Lombardia, Veneto e Trentino.

Con il declino della Repubblica di Venezia però, la Dogana Veneta di Lazise perse anche quest’ultima funzione diventando poi magazzino e altre funzioni.

Durante la seconda Guerra Mondiale venne trasformata in casa del fascio per ospitare gli uffici dei funzionari della zona.

La dogana veneta oggi

Come molti altri edifici della zona, anche la Dogana Veneta è stata sottoposta ad un recente restauro. Nel 2003 infatti, sotto la guida dell’ingegnere Edoardo Ottoboni e dall’architetto Giorgio Ugolini, la struttura ha ottenuto nuova vita venendo riconosciuta come una delle location più esclusive di tutta la zona del Garda.

Uno spazio di 800 mq capace di ospitare fino a 400 persone dedicato a congressi, eventi culturali, manifestazioni e matrimoni che rendono questo posto ancora pieno di vita dopo 700 anni di storia.

Castel Penede

Castel Penede a Nago-Torbole

Situato nel comune di Nago-Torbole, il Castel Penede è un’antica costruzione situata su un costone roccioso posizionato nella parte nord del Lago di Garda.

Ai tempi di grande splendore la struttura si stima fosse lunga 103 metri e larga 43 con attorno un’importante muro di protezione.

Storia del Castel Penede

La costruzione viene nominata per la prima volta in alcuni documenti ufficiali risalenti al 1210 anche se dopo alcuni ritrovamenti e data la sua posizione estremamente strategica su tutta la valle e la parte nord del lago si presume che il castello risalga addirittura all’epoca dei romani.

Sempre secondo i documenti il castello sembrerebbe appartenuto ai d’Arco, una nobile famiglia trentina che in quel periodo aveva molti possedimenti nella zona.

Negli anni successivi il castello era al centro di molti conflitti che fecero cambiare molte volte il possessore del castello come i Castelbarco e i Vescovi di Trento per poi tornare sotto i d’Arco nel 1340 e vi rimase fino al 1438. Come gran parte dei territori circostanti infatti, anche il Castel Penede entrò a far parte della Repubblica di Venezia quando Erasmo da Narni, grande condottiero e capitano di ventura dell’epoca, conquistò il castello.

Un’impresa degna di nota che risale proprio a questo periodo è quella denominata “Galeas per montes”. I veneziani avevano il problema di respingere i longobardi e per farlo spostarono la flotta veneziana dal Mar Adriatico alle acque del Lago di Garda risalendo prima il fiume Adige e poi via terra. In questa manovra strategica, il castello aveva l’importante compito di sorvegliare il transito dell’eccezionale carico fino al lago.

Il destino del castello viene di nuovo legato ai conti d’Arco quando nel 1509 l’esercito dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo lo riconquistò riconsegnandolo ai legittimi proprietari.

Da qui iniziò il lento degrado del Castel Penede che lo porterà pian piano all’attuale stato. Il primo duro colpo avvenne nel 1703 quando, durante le vicende della guerra di successione spagnola, le truppe francesi capitanate dal generale Vendôme intente a contrastare gli Asburgo bombardarono il castello che lo portarono in uno stato di rovina e abbandono.

Il suo ultimo impiego non può che risalire alla Seconda Guerra Mondiale quando gli austriaci vi costruirono delle tricee ed un appostamento per l’artiglieria.

Il Castel Penede e Dante Alighieri

Un curioso aneddoto riguardante il Castel Penede di Torbole è quello che lo legherebbe al famoso poeta toscano Dante Alighieri. Secondo una leggenda infatti, nel periodo in cui il poeta era in esilio da Firenze venne ospitato dalla famiglia dei Castelbarco proprio nella fortificazione la quale fù da ispirazione per la scrittura dei versi del Canto XX dell’Inferno della Divina commedia:

“Suso in Italia bella giace un laco
a piè dell’Alpe che serra Lamagna
sovra Tiralli, ch’ha nome Benaco.
Per mille fonti credo e più si bagna
tra Garda e Valcamonica, pennino
dell’acqua che nel detto laco stagna”.

Il Castel Penede oggi

Dopo tanta storia e qualche leggenda, del Castel Penede di Nago Torbole ne rimane solo qualche resto. L’antica rocca ormai in rovina ha perso tutte le funzioni belliche per lasciare spazio al turismo. La zona è infatti nuovamente raggiungibile dopo che negli anni 90 è stato effettuato un piccolo restauro del Castel Penede per metterlo in sicurezza grazie ad importanti investimenti sostenuti dalla Provincia Autonoma di Trento.

Per gli amanti della camminata, il castello è raggiungibile a piedi in circa 30 minuti partendo da Nago. Una volta arrivati in cima ci si trova davanti ad un’incredibile panorama sulla Valle di Santa Lucia e sui paesi di Torbole e Riva affacciati sulle acque del Lago facendo diventare la zona uno dei punti panoramici più belli ed emozionanti del Lago di Garda.

Chiesetta di San Rocco

Tra i tanti luoghi e monumenti da visitare sul lago di Garda spesso si tralasciano i piccoli gioielli che seppur non conosciuti al grande pubblico hanno un’enorme importanza storico culturale.

Uno di questi si trova a Limone sul Garda, nascosto tra i vicoli del paese ma comunque facilmente raggiungibile a piedi e si tratta della chiesetta di San Rocco.

Questa piccolo luogo religioso è situato nel centro storico di Limone sul Garda in cima ad una scalinata a ridosso delle case che, durante il periodo estivo, è sempre ricoperta di fiori che rendono molto suggestivo questo posto.

Storia della Chiesetta di San Rocco

La chiesa venne costruita presumibilmente nella prima metà del XVI secolo dagli abitanti di Limone come ringraziamento per essere scampati alla peste che colpì il paese e tutta la zona circostante del Garda proprio in quegli anni e venne intitolata a San Rocco perché secondo le storie, passò proprio per Limone nel periodo dell’epidemia.

Nel periodo successivo vennero effettuate alcune migliorie alla Chiesa di San Rocco di Limone come l’aggiunta del campanile nel 1769. Ulteriori restauri avvennero nel 1798 quando venne profanata da bersaglieri e truppe cispadane.

Come molti edifici della zona, durante la Prima Guerra Mondiale anche questo luogo sacro subì dei danni ma non di grande portata e che per fortuna si riuscì a riparare.

Struttura della chiesa di San Rocco

Di per sé la chiesa non è conosciuta per le sue grandi decorazioni e nemmeno per le sue dimensioni. Infatti è composta da una sola navata di pochi metri di lunghezza. Gli affreschi al suo interno sono un qualcosa di unico soprattutto dopo un loro recente restauro avvenuto nel 2004.

In controfacciata, al di spora della porta d’ingresso, è riportata la scritta “ADI DE ZUNGO MDXXXVIII” e si riferisce probabilmente alla data nella quale vennero terminate le decorazioni interne della chiesa attribuite a Martino da Gavardo.

Nel restauro della struttura avvenuto nel 1957 invece, oltre alle ordinarie operazioni di riparazione, sono affiorate alcune meraviglie che sono rimaste nascoste per secoli come i resti di alcuni affreschi originali del ‘500 rinvenuti sulla facciata della chiesa di San Rocco rendendo questo luogo ancora più speciale soprattutto per il paese di Limone e per gli abitanti che ci vivono i quali sono sempre pronti a festeggiare il santo che ha dato il nome alla chiesa che si celebra il 16 agosto oltre alle normali funzioni liturgiche che vengono svolte all’interno della chiesa.