Torre di San Martino della Battaglia
Nel cuore delle colline moreniche tra Desenzano e Sirmione, la Torre di San Martino della Battaglia si erge maestosa, con i suoi 74 metri di altezza visibili da chilometri di distanza. Questo luogo simbolico è immerso in un paesaggio di grande bellezza naturale, tra vigneti, cipressi e campi coltivati. Visitare la Torre significa fare un viaggio a ritroso nel tempo, tra memorie del Risorgimento e un panorama a 360 gradi tra i più spettacolari dell’entroterra gardesano. Il monumento è una tappa ideale per chi cerca una visita culturale ma anche immersiva nella natura e nella storia.
La Goccia Trattoria3
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Villa Feltrinelli
Poco a nord di Gargnano sorge Villa Feltrinelli, affacciata sullo spettacolare paesaggio del lago di Garda. È uno degli edifici di più grande valenza storica di questo angolo di territorio lombardo che occupa la sponda a occidente del famoso e suggestivo lago.
La costruzione di Villa Feltrinelli
La villa, che nel tempo è stata elevata al rango di monumento, è stata costruita in soli 7 anni e ultimata proprio alla fine del 1800, dubbia l’attribuzione di tale maestoso progetto che alcuni ascrivono ad Alberigo Belgiojoso e altri a Francesco Solmi, ma comunque realizzata su richiesta della famiglia Feltrinelli che la trasformò in residenza estiva per sfuggire al caldo insopportabile di Milano.
Villa Feltrinelli a Gargnano si presenta divisa in tre grandi blocchi con altezze diverse, quello centrale ha una forma esagonale in principio sormontato da una torretta che fu fatta eliminare negli anni in cui l’edificio fu la casa di Mussolini sul Lago di Garda. È il lato che si affaccia direttamente sul lago che è il più magnificente di tutta la struttura, caratterizzato da una grande terrazza e da molti altri affacci sul Garda.
Fu nel 1943 che il duce arrivò a Gargnano per stabilirsi nella villa, confiscandola ai Feltrinelli, insieme alla moglie e ai figli, fino al 1945 quando letteralmente scappò a Milano, fuga che comunque non gli evitò il suo vicino declino sia umano che politico.
I successivi passaggi di proprietà
Villa Feltrinelli con tutti i suoi edifici dai quali è circondata, con le limonaie, oggi giardini curatissimi, e il parco che si sviluppa alle sue spalle, è poi divenuta proprietà di un magnate americano, Bob Burns, che ne ha voluto immediatamente ricreare lo sfarzo del passato.
Visse momenti di declino che però furono cancellati con la restaurazione del 1997 che trasformò la villa in un lussuoso Grand Hotel Villa Feltrinelli, ricreandone all’interno un’atmosfera da residenza elitaria e nobile propria di altri tempi.
Nel complesso principale si sono ricavate 18 suites, le abitazioni di giardinieri e addetti alla manutenzione sono state sostituite da caratteristiche villette destinate a quei clienti esigenti e che desiderano l’esclusività di una sistemazione più isolata e collocata nel verde del parco che circonda la villa.
Anche l’antica limonaia, oggi solo visibile in parte è stata convertita in giardini curati tra i quali ci si perde passeggiando tra statue e alberi rari e pregiati.
Il Grand Hotel Villa Feltrinelli
Il lusso, lo splendore, lo stile inconfondibile e raffinato sono le qualità di questo Hotel che di grande non ha solo il nome e l’imponenza, ma anche l’anima e la serenità che ispira. Soggiornare al Grand Hotel Villa Feltrinelli equivale a calarsi in un’atmosfera unica, assaporare un’esperienza elegante che ha pochi eguali al mondo, non a caso è una delle destinazione più richieste, sebbene costosissime, grazie anche allo spettacolare scenario, il lago di Garda con le sue luci e i suoi colori, nel quale la villa è incastonata.
Le camere e le villette ubicate nel parco offrono un lussuoso arredamento fatto di pezzi d’epoca, ma anche un comfort che solo la funzionalità moderna può garantire in un mix suggestivo di passato e presente.
Un ristorante, naturalmente presente nella guida Michelin, sinonimo di certa qualità, che trasforma la cucina in una vera e propria arte caratterizzata da passione ed esperienza, ma Villa Feltrinelli non è soltanto camere lussuose e pasti prelibati, il Grand Hotel Villa Feltrinelli ama intrattenere, coccolare e dedicare molte altre attività allo spirito e al corpo della propria clientela con campi da tennis e da golf, con una piscina meravigliosa a due passi dal lago, con una spiaggia riservata, con i biglietti dell’opera, con le passeggiate nel suo parco tra olmi e limonaie, con la sua zona di massaggi tonificanti o rilassanti che sono un toccasana per l’anima, in un contesto che senza dubbio è tra i più belli d’Italia.
Villa Feltrinelli: museo per un giorno
L’esperimento è recente e non è dato sapere se verrà ripetuto, ma dopo aver chiuso i cancelli come hotel per la fine della stagione, la villa li ha aperti, soltanto per un giorno, come museo permettendo così a tutti di visitare quella che un tempo è stata la dimora del duce.
Guide esperte hanno accompagnato i gruppi all’interno dell’ex Villa Feltrinelli di Mussolini attraverso le stanze che compongono l’edificio, ma anche all’esterno tra le statue e i giardini presenti nel parco e fra le sue famose limonaie.
Proprio a causa dell’esclusività dell’evento e dell’impossibilità, a causa dei suoi prezzi elevati, di visitare l’hotel in altre occasioni, la partecipazione è stata elevata e con piacere e stupore ha ascoltato le tante storie che la villa nascondeva e che in questo giorno speciale ha raccontato al suo pubblico.
Isola del Garda
L’Isola del Garda (o isola di Garda) è una delle cinque isole del lago omonimo, la maggiore per dimensioni e anche l’unica ad essere abitata, situata a breve distanza dalla località di San Felice del Benaco, sponda bresciana del Garda.
Questo piccolo scrigno che emerge dalle acque del lago (l’isola è lunga circa un chilometro e larga 60 metri di media) custodisce una bellissima villa realizzata secondo lo stile neogotico veneziano, circondata da splendidi giardini e da un parco rigoglioso. Attualmente l’intera isola del Garda a San Felice del Benaco è di proprietà della famiglia Cavazza che ha fatto dell’isola Borghese la sua residenza privata e, a partire dal 2002, si occupa di rendere questo tesoro fruibile ai turisti.
A pochi metri da questa lingua di terra si distingue lo Scoglio dell’Altare, uno dei punti di immersione più conosciuti e più apprezzati dell’intero lago. Ad esso si lega un’antica leggenda che reca memoria di una messa che veniva celebrata annualmente su questo scoglio: si racconta che pescatori da tutto il lago arrivassero qui sulle loro barche per assistere alla funzione.
A breve distanza troviamo anche l’isolotto di San Biagio, o Isola dei Conigli, che emerge dai bassi fondali a sud della nostra isola.
Storia dell’isola del Garda e della sua villa dall’epoca romana ai nostri giorni
La storia dell’Isola del Garda affonda le sue origini nell’età romana. Allora si chiamava Insula Cranie. Ben centotrenta lapidi romano-galliche, ora custodite presso il Museo di Brescia, confermerebbero l’antica frequentazione.
Il progressivo declino dell’Impero romano ebbe ripercussioni anche su questa piccola isola, che subì una fase di abbandono ed incuria, durante la quale divenne facile preda di pirati che la utilizzarono come rifugio per le loro scorrerie.
Per tornare a sentire parlare dell’isola del lago di Garda bisogna arrivare all’879, anno in cui è documentato un decreto emanato dall’allora re d’Italia, Carlomanno di Baviera. Dal testo si evince che l’isola venne donata ai frati del monastero di San Zeno di Verona.
Da quel momento la sua storia si legherà a diverse ed importanti figure di religiosi, a partire da San Francesco d’Assisi che, ritornando da un viaggio in Oriente, si fermò a visitare diversi luoghi del Nord Italia. Colpito da quest’isola così isolata dal mondo, ne ottenne in dono una parte dall’allora proprietario Biemino da Manerba, il quale a sua volta l’aveva ottenuta in concessione dal Barbarossa nel 1180. Per realizzare il suo piccolo eremo San Francesco scelse la zona settentrionale dell’isola sul lago di Garda, più ricca di scogli, ideale per insediare la sua comunità di frati.
Anche Sant’Antonio da Padova sarà accolto nell’eremo nel 1227, mentre alcuni versi della Divina Commedia (Inferno, canto XX) sembrano serbare memoria del passaggio sull’isola del sommo poeta Dante Alighieri (1304).
Arriviamo così al XV secolo quando il romitorio francescano venne trasformato in un monastero vero e proprio per volontà di San Bernardino da Siena. Lo stesso religioso partecipò in prima persona alla stesura del progetto che prevedeva la costruzione di una chiesa, delle celle, del chiostro e dei giardini (1429).
Quattro decenni più tardi, nel 1470, padre Francesco Licheto, appartenente ad una nobile famiglia bresciana, i Lechi, fondò una scuola di filosofia e teologia che conferì ulteriore lustro all’isola del Garda, già importante luogo di meditazione monastica.
La morte dell’ecclesiastico segnò un periodo di decadenza per il centro religioso che, tra il 1685 ed il 1697, si ridusse a luogo di ritiro spirituale per giovani novizi.
Il monastero, ormai quasi del tutto inutilizzato, verrà soppresso da Napoleone Bonaparte che aveva acquisito l’intera isola nel 1797.
La fase storica successiva vide l’Isola del Garda diventare proprietà del demanio per passare poi nelle mani di differenti padroni, fino a quelle del conte di Brescia Luigi Lechi, il quale diede il via ad importanti interventi di costruzione e restauro (1817). Ulteriori modifiche e miglioramenti vennero apportati da suo fratello Teodoro, al quale l’aveva ceduta vent’anni più tardi, nel 1837.
La posizione strategica dell’isola sul Lago di Garda fece gola allo Stato che, nel 1860, la espropriò con l’intenzione di realizzarvi una fortezza militare, progetto che non venne mai portato a termine. Si decise, invece, di venderla all’asta: sarà il barone Scotti ad aggiudicarsela, per rivenderla subito dopo al duca di Genova Gaetano de Ferrari, che vi si trasferirà insieme alla moglie, l’arciduchessa Maria Annenkoff, nobildonna di origini russe. È in questo periodo che verrà costruita la villa come la vediamo oggi.
La proprietà passerà nelle mani della figlia Anna Maria che sposerà il principe Scipione Borghese (non a caso l’Isola del Garda è conosciuta anche come Isola Borghese). La villa sarà ereditata nel 1927 da Livia, figlia del principe, che andrà in moglie al conte di Bologna Alessandro Cavazza. I pronipoti ne mantengono ancora la proprietà.
La villa: un gioiellino in stile neogotico
La straordinaria villa che occupa gran parte dell’Isola del Garda risale ai primi anni del Novecento ed è attualmente residenza privata della nobile famiglia Cavazza. Ma quella che possiamo ammirare oggi è solo la sua ultima e bellissima trasformazione.
La prima villa sull’isola del Garda venne fatta costruire dal conte Luigi Lechi su ciò che restava dell’antico monastero. Da Isola dei Frati, altro nome con cui era conosciuta, diventò un’isola residenziale per accogliere la famiglia del nuovo proprietario. Tra i lavori di nuova costruzione è interessante menzionare il porticciolo realizzato sulla base del progetto proposto dall’architetto Rodolfo Vantini nel 1830.
Teodoro Lechi, subentrato al fratello come proprietario dell’isola, ordinò un ampliamento della residenza, dotando il complesso di una serie di terrazze che digradano dolcemente verso il lago.
La definitiva trasformazione dell’allora villa Lechi si deve al duca de Ferrari ed alla sua consorte Maria Annenkoff. Il nuovo palazzo dell’isola del Garda venne costruito a cavallo tra il XIX ed il XX secolo seguendo lo stile neogotico veneziano, ossia per intenderci quello adottato anche per il Palazzo Ducale di Venezia. Nonostante un progetto di base estremamente complesso, che era stato affidato all’architetto Luigi Rovelli, l’edificio mantiene una sua unità compositiva e stilistica. La regolarità delle facciate della villa sull’isola del Garda è interrotta da numerose finestre terminanti ad arco acuto, mentre la torre che si erge maestosa nell’angolo sud-ovest della villa presenta delle bellissime merlature a coronamento e ricami floreali ad alleggerirne i lati.
Il grande palazzo ospita al suo interno ben sessantatré stanze tra le cui pareti sono custoditi piccoli tesori, per lo più cimeli appartenenti alla famiglia Borghese-Cavazza, ma anche ritratti ed alcune foto d’epoca. In una delle stanze è conservata una tela assai pregevole del pittore Carlo Carloni.
I meravigliosi giardini e il parco della villa
La natura ha qui un ruolo da coprotagonista. La dimora nobiliare è ulteriormente impreziosita dai suoi bellissimi giardini all’italiana, contemporanei alla villa novecentesca. Questa definizione si usa per descrivere una tipologia di giardini in cui gli spazi vengono suddivisi sulla base di criteri geometrici e le siepi vengono modellate per creare delle figure e dare vita a vere e proprie sculture vegetali. Tra queste forme verdi uscite dalle mani di esperti giardinieri, lo stemma della famiglia del duca de Ferrari ricorda ancora oggi chi diede il via alla loro realizzazione.
I giardini dell’isola del Garda ospitano un gran numero di piante locali, ma anche di provenienza esotica. Numerosi sono gli alberi da frutto: peri, limoni, pompelmi, melograni, cachi, olivi si distribuiscono per lo più nella terrazza inferiore, quasi ad affacciarsi con le loro fronde sulle acque del lago. Nei pressi della villa sull’isola del Garda si trovano, invece, alcune palme che arrivano direttamente dalle Canarie. Tra i fiori sono numerose le rose, presenti in tante varietà diverse, che danno vita ad un più spontaneo giardino all’inglese.
Tutte queste essenze così sapientemente distribuite, dai colori armoniosi e dai delicati profumi, contribuiscono a creare una sorta di giardino dell’Eden, pensato per catturare gli sguardi sia di coloro che giungono dal lago, sia di coloro che lo osservano dalle terrazze superiori della villa dell’isola del garda nelle visite guidate.
Ai giardini così precisamente progettati e disegnati si contrappone l’aspetto selvaggio e probabilmente più suggestivo del grande parco che occupa la parte pianeggiante dell’isola. Solo recentemente aperta al pubblico, quest’area accoglie al suo interno cedri, lauri, querce caduche, platani, pioppi, pini, abeti, cipressi di palude e cipressi sempreverdi. Non mancano arbusti frammisti agli alberi ad lato fusto ed alcune essenze tipiche della macchia mediterranea.
Come visitare l’Isola del Garda
Questa piccola perla del lago di Garda, tuttora residenza privata, si mostra agli occhi incantati dei visitatori da ormai diciassette anni, da quando cioè i suoi proprietari decisero di aprire le porte della villa e dei suoi tesori a chiunque fosse interessato a visitare l’isola del Garda. Dal 2002, infatti, i fratelli Cavazza organizzano visite guidate dal mese di aprile a quello di ottobre (tranne nei giorni di chiusura, lunedì e sabato).
Essendo l’isola raggiungibile solo con le barche, i porti delle più importanti località turistiche del Garda predispongono servizi privati di trasporto nautico per raggiunger l’isola del Garda in traghetto, appoggiandosi ad accordi stipulati con la stessa famiglia Cavazza. La visita dell’isola avviene, infatti, solo su prenotazione. Sarete guidati in un tour che vi condurrà all’interno di alcune delle più belle stanze della villa, tra i profumi ed i colori dei suoi incantevoli giardini all’italiana e all’inglese, tra la vegetazione rigogliosa ed intatta del parco.
Inserita nel circuito delle Dimore Storiche Italiane e dei Grandi Giardini Italiani, l’Isola del Garda si conferma una tappa obbligata per i visitatori che vogliono scoprire anche le bellezze più nascoste dell’antico Benaco.
Castello Scaligero di Torri del Benaco
Torri del Benaco è una delle zone più pittoresche del Lago di Garda, la zona è dominata da uliveti e agrumeti che permettono ai visitatori di immergersi nella natura, da ogni angolo è possibile vedere la sponda opposto del magnifico lago, dall’altro lato una delle stupende costruzioni romane, Il castello di Torri del Benaco, un fortificazione militare che evidenzia l’importanza commerciale della zona.
Le origini e la storia del Castello di Torri del Benaco
Per risalire alle origini di Castello Scaligero del benaco, bisogna tornare indietro al I a.C., quando gli antichi romani occuparono le coste della zona, costruendo una fortificazione, detta castrum a quei tempi, in una zona strategica a metà strada rispetto a Peschera Riva. La parte ovest del castello scaligero invece sembra costruita con tecniche e materiali assai diversi, che permettono di mettere in dubbio la paternità romana, risalirebbe infatti al X secolo, nel periodo in cui dominava la zona Berengario I re d’Italia.
La costruzione dell’ulteriore torre e di muri che si snodavano lungo il perimetro della città aveva uno scopo difensivo, a quei tempi infatti non erano insolite le scorrerie degli Ungari in quella zona. Nei secoli successivi, sotto le dominazioni dei Visconti la parte esterna del castello cadde in declino e fu distrutta, sostituita da quello che adesso è uno stupendo giardino di agrumi. Nel 1980 le condizioni sia all’esterno che all’interno del castello scaligero erano desolanti, macerie e degrado hanno spinto un gruppo di volontari e l’amministrazione comunale a ristrutturare questo stupendo edificio la cui attrazione principale è proprio la serra, con limonare e agrumi di ogni genere. Nella ricostruzione sono state mantenute le antiche mura originali, è stato ricostruito l’orto botanico e si è dato ampio spazio ad una zona museale dove risiedono le opere più belle presenti in città. Due cartine risalenti al ‘700 dominano due muri portanti del castello, che è una delle attrazioni più affascinanti da visitare sul lago di Garda.
Cosa vedere al Castello scaligero di Torri del benaco
Quello che resta del castello originale costruito dai romani, sono tre torri e la lunga cinta muraria costruita sotto la dominazione Veneziana, il ponte levatoio, ancora in buone condizioni appare nella sua grandezza, ancora collegato al resto della fortificazione, a dimostrare la sua importanza ai tempi dell’assedio degli Ungari. Durante le visite guidate al Castello è possibile vedere l’antica botola dove venivano fatti precipitare i condannati a morte, il vecchio ponte di legno è stato sostituito da uno in muratura molto più sicuro, e porta al terrazzino dove è possibile ammirare un panorama straordinario: il porto costruito dai romani, la zona pulsante della città, divenuta ricca grazie proprio al porto, luogo dove si commerciavano lana, legname e marmo.
Il museo di castello scaligero di Torri del benaco
Un piano del castello è adibito a Museo, permette al pubblico di visitare diverse sale, ognuna dedicata ad un aspetto particolare del paesaggio gardese.
La sala della pesca è la prima ad essere stata allestita in Italia ed è completamente dedicata all’attività principale delle famiglie del posto. Al suo interno è possibile vedere la gondola piana del Garda, una delle prime imbarcazioni utilizzate dai pescatori e le reti originali utilizzate dai primi pescatori, chiamate bisse.
La sala degli antichi originari è la più antica, opera infatti dal 1952, in questa sala sono esposti tutti i documenti che possedevano le Antiche compagnie dei marinari e i primi abitanti di Torri e Garda, chiamati antichi originari. In questa sala sono raccolte anche le rarissime reti che venivano utilizzate un tempo per la pesca tipica delle alosie.
La sala dei Calafati è una delle sale più pittoresche, al suo interno è possibile ammirare tutti gli attrezzi che utilizzavano gli artigiani detti appunto calafati per riparare le imbarcazioni. Non c’erano progetti o misure, ma i disegni venivano fatti sul terreno, a dimostrare la maestria degli abitanti del luogo nel costruire le barche.
La sala dell’oliva mostra come viene coltivato l’ulivo, pianta tipica della zona che rappresenta uno dei punti più forti dell’economia locale e caratterizza il paesaggio gardese. Al suo intero si può ammirare una slitta utilizzata tradizionalmente per trasportare le olive dopo la raccolta ed un vecchio torchio in pietra che gira su una base di marmo. che veniva utilizzato negli antichi oleifici per ricavare l’olio dalle olive. Il funzionamento di questo attrezzo viene spiegato nel dettaglio, in tutto il territorio vi erano solo dieci torchi, messi in moto grazie all’aiuto di un asino. La polpa così ricavata veniva schiacciata con l’ausilio id due travi. Ora invece la produzione di olio è molto più semplice e veloce, vengono utilizzati i tre frantoi moderni messi a disposizione dal Comune.
La sala del plastico mostra una riproduzione in scala della città a circa metà del ‘900, resa ancora più particolareggiata e precisa dalle due carte geografiche che mostrano invece come appariva Torri alla fine del ‘700.
Il Castello di Torri del beneco: tra passato e presente
Il paesaggio rurale tipico del Lago di Garda è caratterizzato da castelli e viuzze antiche, non appena ci si avvicina a Torri del Benaco, appare l’imponente castrum romano, in primis le sue torri, ai suoi piedi il porticciolo, una darsena stupenda, con piccole barchette ancorate, una vista da sogno. Dietro l’imponente ponte levatoio si nasconde la storia, non solo del Garda ma dell’intera Italia. Non appena messo piede nel castello si comprendono subito le tradizioni, gli usi e i costumi della gente del posto. Una popolazione di agricoltori e pescatori, che basavano la loro esistenza sulla coltivazione di ulivi, viti e naturalmente degli agrumi, il cui profumo inebriante conquista prima ancora di averli visti.
La limonaia nel castello
Il castello di Torri del beneco contiene anche l’unica limonaia presente in questo versante del lago, al suo interno sono presenti alberi secolari, si dice infatti che gli agrumi siano stati introdotti nel quattordicesimo secolo dai frati francescani. All’interno sono presenti non solo limoni, ma anche aranci e mandarini, l’odore al suo interno è paradisiaco, una visita che rimarrà per sempre tra i ricordi più belli.
Le torri di guardia, il panorama più romantico del Garda
Dal camminamento che porta alle due imponenti torri di guardia del castello di Torri del beneco è possibile vedere uno dei panorami più belli del territorio italiano, la veduta pittoresca del porticciolo di torri, il versante del lago e il promontorio stupendo di Sirmione e Limone. Una vista che mozza il fiato, tanto bella che spesso diviene sfondo di molte foto di matrimonio, non è raro infatti vedere i neo-sposi che scelgono il castello di Torri del beneco come scenario del loro giorno più bello.
Non si può visitare il Lago di Garda senza trascorrere una bellissima giornata sul lato rurale del lago, a Torri, borgo caratterizzato da un paesaggio che mostra ad ogni angolo quelle che sono state le proprie origini e le esalta in modo pittoresco e unico. La bellezza del castello di Torri del beneco è il vanto dei suoi abitanti e la meta preferita dai turisti di tutto il mondo, che scoprono la storia in un luogo da sogno, lasciandosi incantare dalle pittoresche e stupende vedute.
Chiesa di San Zeno di Bardolino
Situata verso la parte alta del comune di Bardolino, la chiesa di San Zeno è un piccolo ed antico edificio di culto cattolico dedicato, come dice il nome stesso, a San Zeno.
La chiesa carolingia di San Zeno, secondo una tradizione oggi non verificabile, sarebbe documentata per la prima volta nell’807 tra i possessi dell’abbazia di San Zeno. L’edificio conserva la struttura originaria del IX secolo: l’esterno marginalmente alterato da interventi seicenteschi e dall’addossarsi delle case, è semplicissimo e caratterizzato dall’accentuato slancio del tiburio.
Sulla data di costruzione della chiesa non ci sono fonti certe. Alcuni documenti parlano della chiesa nel 1014, questo significa che deve essere stata eretta prima di quella data, probabilmente nella seconda metà del IX secolo. Questo può essere confermato anche dalla presenza di un documento dell’807 dove si legge la donazione alla chiesa di San Zeno di Bardolino di alcuni beni da parte di Re Pipino (re dei longobardi e figlio di Carlo Magno).
La chiesa è sempre stata gestita dai cappellani fino al XIII secolo quando la chiesa entrò in stato di semi-abbandono. Torna ad essere aperta al pubblico solo nella seconda metà del XIX secolo ed attualmente è di proprietà del comune di Bardolino.
La struttura non è molto conosciuta ai turisti in quanto lontana dal lungolago di Bardolino, zona maggiormente visitata, e per il fatto che esternamente non mostra alcun segno particolare. Questo fa si che si mimetizzi tra le case restando molte volte inosservata agli occhi dei passanti.
Anche se esternamente non mostra segni particolari, in realtà la chiesa di San Zeno di Bardolino è una delle più interessanti chiese dell’epoca carolingia del nord Italia.
L’importanza di questo luogo di culto, è anche dato dal fatto che è riuscito a resistere al terribile terremoto del 1117 che colpì la zona e fece crollare molti edifici tra cui molte chiese simili a questa.
La struttura e le decorazioni artistiche
La chiesa di San Zeno di Bardolino è stata costruita con una pianta a croce latina con pavimento in pietra e volte a botte che poggiano direttamente sui muri della struttura che presentano un articolato sistema decorativo. L’arco trionfale e la navata sono sorretti da tre coppie di colonne in marmo rosso sormontate da capitelli di imitazione corinzia salvo uno romano appartenente alla colonna a sinistra del presbiterio e il corrispondente alto-medievale che lo imita.
La decorazione pittorica, riconducibile ad una campagna unitaria realizzata in fase con l’edificazione è tuttora visibile in alcune parti dell’edificio come nel coro, nel transetto e soprattutto nei bracci laterali dove sono state ricavate due nicchie in cui sono ben conservati alcuni affreschi originali dell’epoca, ancora visibili nonostante i segni del tempo che li hanno in parte rovinati.
I due affreschi rappresentano rispettivamente San Pietro da una parte e la Madonna su un trono con il bambino dall’altra.
Vittoriale degli Italiani
Gardone Riviera, una delle perle della riva bresciana del Lago di Garda, ospita il Vittoriale degli Italiani, un complesso di edifici, giardini e corsi d’acqua concepito da Gabriele D’Annunzio con l’aiuto dell’Architetto Gian Carlo Maroni.
Il poeta-soldato volle allestire un monumento alle sue gesta, per affidarle alla memoria del tempo.
Passeggiando all’interno di una cinta muraria, tra vie e piazzette, il visitatore potrà ammirare la residenza del poeta, partecipando a una visita guidata, oltre alle diverse strutture commemorative. Nel parco è stato anche costruito un grande teatro all’aperto, posto in una magnifica posizione sul Lago di Garda.
Una visita alla cittadella che compone il Vittoriale degli Italiani rappresenta un’occasione imperdibile, per cogliere lo spirito del tempo in cui il D’Annunzio ha espresso la sua arte e il suo carattere eccentrico.
Già all’ingresso, il visitatore è accolto da insegne, motti ed elementi commemorativi che ricordano le sue imprese eroiche per tutto il percorso verso l’abitazione del poeta.
La Fondazione, che dalla morte di Gabriele D’Annunzio si occupa della gestione e conservazione del complesso, garantisce un livello di manutenzione e organizzazione dei percorsi di visita che non tradiranno le aspettative dei visitatori.
Il Vittoriale, oltre ad essere una struttura di tipo museale, visitabile tutto l’anno, ospita un calendario tradizionalmente ricco di eventi di interesse artistico e culturale che costituiscono un ulteriore motivo per visitare il complesso.
La Prioria del Vittoriale. L’ultima dimora di Gabriele D’Annunzio.
La villa del vittoriale, originariamente una casa colonica di proprietà del critico d’arte tedesco Henry Thode, venne trasformata dal poeta in una villa-museo che rappresentasse appieno quello che lui stesso definiva il suo “vivere inimitabile”.
Il visitatore resterà colpito dalla ricchezza evocativa che il D’Annunzio volle conferire alla sua residenza. Damaschi alle pareti, motti iscritti sulle travi, giochi di simboli e sacralità, determinano il carattere unico di questa casa.
Le stanze del Vittoriale degli Italiani sono colme di oggetti particolari e i libri sono conservati in quantità sterminata. I giochi di luce e tendaggi generano un’atmosfera soffusa che avvolge i diversi ambienti che il poeta, “operaio della parola” come era solito definirsi, attribuì con il suo inconfondibile stile alle fasi della sua vita.
Gli spazi comprendono la “stanza del lebbroso”, ossia la sua dimora finale, in cui spicca il “letto delle due età”, e la sua “officina”, ossia il luogo dove si dedicava alla scrittura.
Il visitatore potrà accedere anche alla sala della musica, dove il D’Annunzio amava trascorrere tempo ascoltando il canto della sua ultima amante, Luisa Bàccara.
Il Museo D’Annunzio Eroe
D’Annunzio volle celebrare i suoi cimenti arditi e le imprese del popolo italiano nella Grande Guerra. Morì prima di avviare la costruzione di un museo dedicato alla sua retorica del coraggio, dell’interno e della forza. Tuttavia, nel 2000 sono stati aperti al pubblico i locali detti “Schifamondo” per esporre il patrimonio storico militare presente nel Vittoriale degli Italiani. Il nome poco fortunato dell’allestimento, Museo della Guerra, venne cambiato in Museo D’Annunzio Eroe nel 2011, anno in cui venne esteso a due nuove sale di cimeli dannunziani provenienti da una collezione privata.
Il museo contiene manoscritti, bandiere, medaglie e decorazioni e dipinti che ritraggono il D’Annunzio in divisa. In particolare, tra i ricordi della vita da aviatore del poeta, è conservato ed esposto nel museo, il libriccino delle Lettere di Santa Caterina che Gabriele D’Annunzio porto con sé durante il volo su Vienna.
Auditorium del Vittoriale
Il Vittoriale degli Italiani accoglie un teatro che può contenere un pubblico di duecento persone. Il D’Annunzio volle che la struttura fosse adibita a convegni, mostre ed eventi. La cupola dell’auditorium ospita in sospensione il velivolo su cui D’Annunzio sorvolò Vienna il 9 agosto 1918 lanciando volantini di propaganda militari sulla popolazione austriaca.
Anfiteatro
Oltre all’auditorium, il Vittoriale degli Italiani ospita un teatro all’aperto, che D’Annunzio volle nello stile del Teatro Grande di Pompei. Un’opera così maestose richiese molto tempo per la realizzazione, tanto che né il poeta né l’architetto Maroni ne videro la costruzione.
La posizione privilegiata che occupa oggi il Teatro all’Aperto incanterà i visitatori. Gli spettacoli si svolgono in una cornice in grado di proiettare lo sguardo degli spettatori oltre il palco, verso il promontorio di Sirmione, il Monte Baldo, la Rocca di Manerba e l’isola di Garda. L’anfiteatro contiene 1.500 spettatori.
Villa Mirabella
Al Vittoriale di Gardone non può mancare una foresteria. Villa Mirabella ospitò artisti e letterati, ma soprattutto la moglie del poeta, Maria Hardouin di Gallese, che si trasferì nella villa in via definitiva alla morte del marito. Villa Mirabella è aperta al pubblico solo per le mostre temporanee.
Canile e cimitero dei Cani
D’Annunzio amava i levrieri e dispose la costruzione di un ricovero adeguato per i suoi cani. Dal canile, riaperto di recente al visitatore, è visibile la Nave Puglia.
Accanto al muro di cinta del Casseretto, nel giardino della Prioria, si trova il cimitero dei cani del poeta, dove si trova una lapide su cui è iscritto un componimento che il poeta dedico ai suoi levrieri nel 1935.
MAS 96 e Regia Nave Puglia nel Vittoriale degli italiani
L’intera impostazione della cittadella dannunziana rispecchia la volontà del poeta di affermare e celebrare il valore, la potenza e il successo delle imprese eroiche, talvolta guidate da coraggio cieco, che ispiravano la propaganda e la retorica dei primi novecento.
Il MAS 96 (motoscafo anti sommergibile 96), oggi collocato nel parco del Vittoriale degli Italiani, ricorda la famosa Beffa di Buccari, a cui D’Annunzio partecipò, portando a termine con successo un raid militare in cui egli stesso affermò di aver “osato l’inosabile”.
Nel parco del Vittoriale è conservata anche la Regia Nave Puglia, donata dall’Ammiraglio Thaon di Ravel. La nave ospita il Museo di Bordo, dove il visitatore potrà trovare alcuni pregevoli modelli di navi da guerra.
I giardini e il parco
Gli edifici e le strutture citate non sono gli unici elementi che cattureranno sicuramente l’interesse del visitatore verso il Vittoriale degli italiani. I giardini e il parco sono attraversati da un percorso suggestivo tra corsi d’acqua come la Valletta dell’Acqua Savia e la Valletta dell’Acqua Pazza.
Il visitatore troverà il Lago del Cigno e la Fontana del Delfino.
Arengo
In un boschetto di magnolie, D’Annunzio volle un luogo sacro, destinato a commemorare le sue imprese, che venne chiamato Arengo. Il luogo, in cui si svolgevano rituali di celebrazione, ospita 27 colonne simboliche, un trono e sedili in pietra oltre ad una colonna del giuramento.
Mausoleo
Lo stile architettonico del Mausoleo ricorda i sepolcri a tumulo romani, costruiti a gironi in pietra che commemorano le vittorie degli Umili, degli Artieri e degli Eroi. Il sepolcro di D’Annunzio è posto al l’apice, sorretto da arche in marmo. D’Annunzio non vide l’opera compiuta, ma fu lui stesso a disporre che il Mausoleo fosse eretto sul colle più alto del Vittoriale degli Italiani, chiamato Colle Santo.
Alcune curiosità
Il Libro Segreto di Gabriele D’Annunzio contiene un commento autografo del poeta che descrive con chiarezza come interpretò il progetto del Vittoriale degli Italiani e quanto la cittadella lo rappresenti. La pagina recita: “Ho fatto di tutto me la mia casa, e l’amo in ogni parte. Se nel mio linguaggio la interrogo, ella mi risponde nel mio linguaggio.”.
L’eclettismo del D’Annunzio si respiri in ogni angolo e ogni particolare del complesso è stato pensato per evocare suggestioni e trasmettere messaggi.
Il poeta volle che sulla tavola della sala da pranzo, nella Prioria, venisse posta una grande tartaruga di bronza, come monito agli ospiti di evitare ogni forma di ingordigia.
Sempre nella Prioria, ad esempio, la prima stanza che si incontra era destinata agli “ospiti non benvenuti”, a cui era impedito procedere oltre o che erano destinati a subire lunghe attese.
Il Vittoriale degli Italiani è disseminato di simbologie e di motti. Un’architrave all’ingresso del Giardino della Prioria ospita la scritta “Rosam Cape, spina cave”, che tradotta dal latino invita a cogliere le rose ponendo attenzione alle spine, con chiara allusione romantica.
Il progressivo allestimento del complesso ha richiesto delicate fasi di progettazione per ottenere l’effetto suggestivo desiderato. Non è infatti comune trovare una nave nel parco di una villa.
La vista della prua della Regia Nave Puglia è emozionante. Lo stupore cresce se si pensa che la nave venne smontata e trasportata nel parco della dimora dannunziana per ricostruirne la prua e gran parte delle strutture superiori, quale il ponte, il castello e l’artiglieria. All’ingegnere che si occupò della ricostruzione, Silla Giuseppe Fortunato, chiesero di orientare la prua verso il Mare Adriatico, su cui la nave prestò servizio durante la Grande Guerra.
Palazzo del Podestà di Salò
Il Palazzo del Podestà o del Capitano Rettore è uno degli edifici più emblematici di Salò, situato nel cuore della città lungo il bellissimo lungolago Zanardelli. Questa storica struttura, che si affaccia direttamente sul Lago di Garda, è una testimonianza preziosa della ricca storia politica e culturale della città. Il Palazzo del Podestà rappresenta una tappa imperdibile per chiunque visiti Salò, offrendo uno sguardo affascinante sul passato e sulle tradizioni della zona.
Cenni storici del Palazzo del Podestà
Il Palazzo del Podestà di Salò ha origini antiche che risalgono al XIV secolo ed ha rivestito un ruolo fondamentale nella storia locale. Costruito inizialmente come residenza del podestà, il magistrato responsabile dell’amministrazione della città durante l’epoca veneziana il quale vi abitava e la cui dimora era collegata alla sala superiore in cui avvenivano gli incontri.
Durante il periodo della Repubblica di Venezia, Salò ed il palazzo erano il centro amministrativo della Magnifica Patria, una federazione di 52 comuni appartenenti alla riviera bresciana che godeva di una certa indipendenza sotto la protezione veneziana. Ed è proprio per questo motivo che il palazzo è anche conosciuto come Loggia della Magnifica Patria.
Salò mantenne questo status per molti secoli fino al 1796 quando le truppe francesi di Napoleone assediarono la città facendola capitolare e togliendole l’indipendenza da Brescia.
Nel corso del tempo il Palazzo dei Capitani di Salò ha subito due maggiori e rilevanti rimaneggiamenti strutturali. Questo avvenne soprattutto durante il XV e XVI secolo, per adattarsi alle esigenze amministrative e di rappresentanza della città. Il progetto fu assegnato all’architetto Jacopo Sansovino che prevedeva di sviluppare un palazzo al lato della Loggia. L’edificio resistette per circa quattro secoli senza subire radicali trasformazioni fino al 1901 quando un terremoto devastò Salò e l’edificio fu distrutto quasi completamente, salvo essere ricostruito mantenendo la conformazione originale.La sua importanza è stata tale che ha ospitato non solo i podestà, ma anche altre figure di rilievo della Repubblica di Venezia.
In tempi più recenti, durante la seconda guerra mondiale Salò fu sede ufficiale della Repubblica Sociale Italiana (passata alla storia proprio col nome ”Repubblica di Salò”). Molti sono gli edifici e i monumenti lascito delle testimonianze storiche ma tra tutti spicca il Palazzo della Magnifica Patria il quale ai tempi era il contatto con l’agenzia di stampa situata sulla strada superiore, dove si trovava anche l’ufficio per la traduzione dei comunicati internazionali.
Struttura ed elementi architettonici
Il Palazzo del Podestà si distingue per la sua elegante facciata in stile veneziano. L’edificio è disposto su due piani principali, con ampie finestre ad arco che donano luminosità agli interni. La facciata principale, rivolta verso il lago, è ornata da un porticato con colonne, uno degli elementi architettonici più suggestivi del palazzo. Il loggiato è aperto e accessibile fino a via Butturini, diviso da due file di colonne che sorreggono un soffitto a travi lignee. Il soffitto del loggiato è decorato con gli stemmi dei Comuni della Magnifica Patria, e sotto di esso sono conservate lapidi che celebrano la visita di storici personaggi come Re Vittorio Emanuele II, Giuseppe Mazzini, Camillo Benso Conte di Cavour e Giuseppe Garibaldi, risalenti al periodo dell’unità d’Italia.
Un arco marrone, visibile sotto i portici, segna il confine tra la parte nuova della costruzione, datata 1901 e realizzata nello stile dell’epoca, e la parte più antica. Entrando nel palazzo, si notano delle colonne romane che delimitavano le strade dell’epoca. Salendo lo scalone principale, si può ammirare un dipinto allegorico e simbolico del XVIII secolo del pittore salodiano Andrea Bertanza, raffigurante una donna, personificazione della Magnifica Patria, inginocchiata davanti al Provveditore, offrendo una cornucopia piena dei frutti delle località lacustri.
La Sala del Consiglio è arredata con grandi armadi che custodiscono documenti e carte originali d’archivio, testimonianze della storia dei Comuni della Magnifica Patria. Il soffitto a cassettoni è decorato con dipinti di dame e personaggi illustri come Petrarca, Archimede, Cicerone e Platone. Al centro, una pala di Andrea Bertanza rappresenta, in un misto di sacro e profano, il Comune di Salò, con un Cristo trionfante che regge la croce e San Carlo Borromeo inginocchiato ai suoi piedi. Sotto, Nettuno emerge dal lago con cavalli, pesci e limoni, simboli della Magnifica Patria.
La Sala dei Provveditori, affrescata con gli stemmi delle casate dei vari Provveditori succedutisi nel corso dei secoli, offre un ulteriore sguardo sulla storia del luogo. Nella parte retrostante della Loggia, si trova un orologio particolare, ancora funzionante, azionato da un meccanismo di leve e pesi.
Il Palazzo del Podestà oggi
Attualmente il palazzo e la loggia della Magnifica Patria sono stati riqualificati ed ospitano il Municipio di Salò ma non solo. Parte della struttura infatti è adibita a museo in quanto vi sono conservati numerosi reperti archeologici di origine romana, sebbene dal 2005 sia stato deciso di trasferire tutto presso Palazzo Coen.
La struttura è inoltre spesso teatro di eventi data la sua privilegiata posizione sul lago di Garda e la vastità degli spazi utilizzabili per le esposizioni il che le rende l’occasione perfetta per visitare gli interni di questo edificio ammirando la struttura ed i bellissimi affreschi presenti sul soffitto.
Castello Scaligero di Malcesine
Malcesine è un incantevole paesino italiano situato nella provincia di Verona (città dalla quale dista circa 60 km), nella regione Veneto, affacciato sulle acque del lago di Garda.
La particolarità di questo piccolo borgo medioevale è indubbiamente la sua posizione strategica tra il Monte Baldo, gli infiniti campi di olivi e le acque azzurre del lago. Osservano la sponda ovest è impossibile non notare l’imponente struttura scaligera ossia il Castello di Malcesine, nonché il suo simbolo insieme al Palazzo dei Capitani. Malcesine conserva ancora alcuni aspetti tipici del periodo medioevale e preistorico. Infatti, dopo diversi studi archeologici sono state scoperte numerose strutture su palafitte risalenti a migliaia di anni fa.
La storia del Castello di Malcesine
Come molte regioni del nord Italia, anche il Veneto, e in particolare il territorio che attualmente corrisponde alla provincia di Verona, è stata interessata da diverse invasioni ad opera di popoli provenienti dal Nord Europa. Furono proprio i Longobardi che costruirono un castello a picco sulle acque del lago di Garda che, durante il 590, fu distrutto dai Franchi. Tuttavia, questo stesso popolo iniziò i lavori di riedificazione delle mura del castello, all’interno del quale alloggiò, durante il IX secolo, il re Pipino. Quest’ultimo, infatti, si recò a Malcesine per visitare i Ss. Benigno e Caro.
Il territorio fu invaso successivamente dagli Ungari, i quali, invasero il territorio e introdussero il castello tra i feudi vescovili veronesi.
Nel 1277 il Castello di Malcesine divenne di dominio di Alberto della Scala e rimase tra i possedimenti di questo casato fino al 1387. Solo poi, grazie ai signori di Verona di questa casata, furono eseguiti i lavori di restauro secondo lo stile del tempo. Proprio da quel momento il Castello di Malcesine acquisì il nome di Castello Scaligero.
Successivamente, nel 1387, i Visconti di Milano lo occuparono per 16 anni, fino al 1403. Due anni più tardi, nel 1405, la Repubblica di Venezia acquisì il Castello tra i suoi possedimenti.
Dopo un centinaio di anni, nel 1506, l’Impero riuscì a riconquistare il possesso del Castello Scaligero di Malcesine restituendolo alla Repubblica dal 1516 al 1797, anno in cui fu ceduto ai Francesi. Solo un anno più tardi, nel 1798 arrivarono sul territorio gli Austriaci che si insediarono all’interno della struttura fino al 1866. Durante la loro permanenza effettuarono delle piccole modifiche e alcuni restauri, tutt’oggi visibili. Con la fine della dinastia il Castello di Malcesine venne incorporato ai possedimenti della regione Veneto che se ne occupò internamente.
Infine, il castello venne dichiarato monumento Nazionale il 22 Agosto 1902.
Tour all’interno delle mura del Castello di Malcesine
Il tour all’interno del Castello Scaligero di Malcesine comincia dal giardino. Sul lato sinistro rispetto all’ingresso è possibile ammirare la Casermetta, un palazzo di piccole dimensioni che ospitava il guardiano del castello. Al termine del cortile vi è un terrazzo a picco sul mare, posizionato ad un’altezza di circa 24 metri e dal quale si gode dell’intero paesaggio circostante, lo splendido lago e le imponenti montagne. Infine, attraverso una scala esterna al castello è possibile raggiungere l’ultimo piano impiegato come location per eventi e matrimoni per via della meravigliosa vista e degli ampi spazi.
Proseguendo la visita al Castello di Malcesine si giunge al piano terra il quale, insieme al piano interrato, custodisce i reperti del Museo di storia naturale. Questo, infatti, è stato ristrutturato nel 2008 per garantire ai visitatori un’esperienza unica nel suo genere. All’interno sono posizionati schermi touch screen e pannelli che consentono di toccare, annusare e ascoltare. In sintesi, un’esperienza interattiva e coinvolgente. L’intero percorso è studiato in modo originale, ogni oggetto è collocato per essere valorizzato grazie anche all’allestimento che incorpora altresì il paesaggio al di fuori delle vetrate. Terminato il percorso è possibile ritornare nel cortile e, attraverso una scalinata, raggiungere la polveriera risalente alla dominazione austriaca, oggi chiamata sala Goethe. Entrando si potranno ammirare i quadri dello scrittore tedesco, realizzate durante il suo soggiorno in Italia. Le opere raffigurano il Castello di Malcesine e il lago di Garda. Per questo motivo nel piccolo giardino al di fuori della sala, in un angolo intimo e suggestivo, vi è un busto dello stesso artista. Per proseguire la visita è possibile salire presso il secondo cortile del Castello di Malcesine chiamato Rivellino da cui si può godere del paesaggio sulla cittadina, sul lago e sul Monte Baldo. Questo luogo, dato il suo immenso fascino, è spesso utilizzato per le celebrazioni di matrimoni. Ritornando al piano terra attraverso una gradinata è possibile ammirare le rimanenze di affreschi probabilmente realizzati sulle mura interne di quella che fu una Cappella Scaligera. Continuando con il tour del Castello di Malcesine, si raggiunge un portone che conduce al cosiddetto Locaòr, un’ampio spazio del periodo preistorico utilizzato durante la stagione calda come teatro. Per questa ragione l’ingresso non è sempre consentito.
Vi sono poi un terzo cortile, posto più in alto nell’area nord del castello e raggiungibile attraverso un portone oltre il quale si trova un pozzo. Sulla sinistra è possibile ammirare un affresco rappresentate la Madonna con Bambino, ritenuto un possibile resto di una cappella. A poca distanza, una scalinata anch’essa del periodo della dominazione austriaca, conduce alla Torre e alla Residenza Scaligera, dunque alla sala congressi.
Giunti al Pozzo sito all’interno del cortile, è possibile entrare nella Residenza. L’entrata conduce i visitatori al piano terra dove sono stati avviati alcuni progetti per realizzare un museo di storia locale. Esso comprenderà anche le installazioni del Museo delle Galere veneziane.
La particolarità di questa zona del Castello Scaligero di Malcesine risiede proprio nella pavimentazione. Infatti, nel sottosuolo sono state realizzati due grossi vani, fornite di illuminazione, circondati da balaustre. Alcuni studiosi che hanno effettuato delle ricerche all’interno delle mura, sostengono che queste aperture fungessero da ingresso alle segrete del castello. Tuttavia non vi sono prove certe sulla loro funzione. Recentemente, inoltre, è stato scoperto che i due vani sotterranei sono collegati attraverso la Torre. A seguito di alcuni lavori effettuati all’interno di quest’ultima struttura è emerso che, la botola presente sulla pavimentazione del primo locale, conducesse proprio a quelle strutture sotterranee.
La Torre
Per accedere alla Torre del Castello di Malcesine è necessario recarsi sul piazzale e percorrere la scalinata adiacente ad essa. Sul lato Nord della costruzione è possibile trovare una prima porta di ingresso che conduce direttamente all’interno della prima stanza. Quest’ultima, in origine, poteva essere raggiunga esclusivamente tramite un ponte esterno. Ad oggi i visitatori possono osservare che, nel punto in cui vi era l’entrata (lato Ovest della Torre) è stata creata una finestra dotata di inferiate.
Un altro dettaglio interessante che si può notare è il cambiamento dei materiali. Infatti, quando venne costruita la Torre dai Longobardi, la sua altezza era ben diversa da quella attuale (circa 30 metri). I lavori di ampliamento della struttura eseguiti successivamente sono ben visibili anche grazie alle modalità di costruzione e ai materiali utilizzati. Sempre dal piazzale è possibile raggiungere il piano superiore della struttura all’interno del quale vi è la Sala Congressi. Questa area fu inaugurata qualche decennio fa, nel 1989. Spesso viene utilizzata per eventi, cerimonie, matrimoni, mostre temporanee, corsi universitari e ha una capienza di 150 persone. Quando non viene utilizzata per questi scopi, la sala può essere visitata dai turisti.
In corrispondenza dell’ingresso del Castello Scaligero di Malcesine, all’interno della Torre, è possibile trovare la scalinata che permette di accedere al piano alto. Questo è costituito da cinque locali. Una curiosità riguardo questa area della costruzione è il graffito, ora rimosso, che fu ritrovato proprio su una delle pareti di una delle stanze: Corrado II 1131. Alcuni storici sostengono che questa scritta fu lasciata poiché la costruzione fu portata a termine durante quell’anno. Infine, la quinta e ultima sala che prende il nome di stanza della Vedetta è caratterizzata da 6 finestre che permettono alla luce di penetrare all’interno e attraversare gli 80 centimetri di spessore delle mura. Nel 1909 furono apportare delle modifiche alla pavimentazione. Essa fu cementata e venne posto al centro della stanza la Campana Comunale (creata nel 1442) la quale fu adornata e impreziosita con impronte di monete.









